5 Agosto 2026, mercoledì
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L’impero del debito

Un sistema fondato su finanza, guerra e tecnologia mostra i segni dell’implosione: gli Stati Uniti tra fragilità economica, perdita di credibilità e sfida dei modelli alternativi.

A cura di Gilberto Borzini

Venti anni fa Paul Wofowitz, numero due del Pentagono, affermava che le frontiere sarebbero scomparse a seconda delle caratteristiche che la nazione leader, gli USA, avrebbero assegnato ad ogni Paese. Oggi assistiamo allo sgretolamento del gigante d’argilla e del modello economico che rappresenta.

Ogni sistema politico dovrebbe disporre di un centro gravitazionale affidabile, e a maggior ragione ogni raggruppamento geopolitico che è anche, e forse soprattutto, un sistema economico omogeneo.

Tra economia e struttura politica il rapporto è solidale, costante e inseparabile e l’affermazione di Wolfowitz, riportata da Luis Sepulveda ne “la sporca storia” edito da Guanda, definisce lo strapotere statunitense nei confronti, in particolare, dei continenti americani.

Scollamento e Implosione

Con l’evoluzione del capitalismo contemporaneo post globalizzazione in tecnocapitalismo, l’impronta imperialista impersonata nelle presidenze Trump si è manifestata nelle sue dinamiche più becere e arroganti ma ha parimenti dimostrato la sua incapacità di trovare soluzioni politiche alle dinamiche sociali più drammatiche che attraversano le società capitaliste: un diffuso disagio psicologico, incertezza, precarietà, riduzione quando non carenza di servizi al pubblico, lavoro povero, inflazione elevata e una insopportabile ripartizione dei ricavi a favore di un’esigua minoranza di cittadini sono gli elementi più evidenti. Talmente evidenti che sarebbero in grado di sfociare in violente manifestazioni “di classe”, come anni fa accadeva in Francia con i Gilet Gialli, se solo i nuovi poveri, in larga parte ex membri della classe media, non avessero perduto la voglia di lottare percependosi ai margini di interessi contrapposti.

L’implosione sociale generata e prodotta dal tecnocapitalismo, di cui osserviamo i primi vagiti, è propria dello scollamento della politica dalla “governance” sociale e dal nuovo matrimonio di interesse di tutti gli schieramenti partitici, inclusi quelli di sinistra, con gli attori  finanziari.

Attori finanziari che, siano essi gruppi di investimento, banche, assicurazioni o società finanziarie, acquisiscono tutti i servizi un tempo in capo allo Stato grazie alle privatizzazioni e penetrano come coltelli nel burro nelle vite individuali dei cittadini promuovendo acquisti, credito, indebitamento, rateizzazioni accompagnati dal controllo digitale dell’identità digitale e di ogni movimento del denaro digitale da loro stessi prodotto.

Il cosiddetto Occidente ha capitolato, sinistra tutta inclusa, davanti all’usura organizzata.

Negli USA la struttura è talmente cresciuta negli ultimi decenni da affrontare ormai da vicino la possibile esplosione di una bolla finanziaria di proporzioni planetarie con un debito pubblico insostenibile e un debito privato in cui uno scricchiolio potrebbe far crollare il castello.

Per mantenere il giocattolo, come scritto giorni addietro, gli USA possono solo “rapinare energia” in giro per il mondo per rivenderla ad alto prezzo, e vendere tecnologia, armi incluse, agli alleati dopo aver applicato dazi commerciali agli alleati stessi: insomma, gli USA raschiano il barile per fare fronte alla pessima condizione delle proprie finanze mentre più volte dalle parti di Wall Street c’è chi ha affermato che una Bolla Tecnologica potrebbe esplodere provocando un disastro tale da fare impallidire quello dei Junk Funds del 2008 (do you remember Lehman Bros?).

USA e Islam

Non sopportano l’Islam, gli Stati Uniti, e non lo sopportano gli alleati occidentali che agli USA fanno riferimento, e il motivo è finanziario prima ancora che culturale o religioso. Le donne velate sono un pretesto, ma la vera causa è che la Sharia islamica impedisce la cessione del denaro ad usura, tipica dell’impianto finanziario occidentale.

Nell’Islam le banche “partecipano” i progetti che finanziano e dalla partecipazione ricavano l’utile: non “prestano denaro” per interesse come fanno le banche occidentali.

Si tratta di un modello manifestamente in contrasto con l’intera arhitettura del denaro e dell’economia occidentale, ma di un modello che spiega peraltro come e perché la Cina penetri facilmente nelle relazioni africane proprio grazie al medesimo concetto di “partecipazione” nei grandi progetti di infrastrutturazione e urbanizzazione statali.

Nel vastissimo, e crescente, mondo BRICS il concetto di “partecipazione” si conferma come modello di un’economia alternativa a quella occidentale ancora farcita di colonialismo e praticata con mezzi imperialisti quali guerra, invasione e rapina.

Il sospetto

Le minacce sempre agitate e altrettanto ritirate di scatenare una tempesta di fuoco su Teheran trascinano nel ridicolo l’amministrazione Trump, sostenendo il sospetto di una debolezza strutturale statunitense sia nella disponibilità di armamenti sia nell’efficienza degli stessi, in particolar modo della flotta militare.

Un eccessivo utilizzo e un’altrettanto sconsiderato commercio necessario per capitalizzare il capitalizzabile avrebbero impoverito l’arsenale degli USA in misura talmente significativa da non concedere all’Ucraina i Patriot necessari, da ritirare le minacce all’Iran e da implorare un centinaio di miliardi di budget aggiuntivo per il Pentagono al senato statunitense.

Una condizione di debolezza inquietante in cui alla precarietà finanziaria si affianca la relativa carenza militare.

Gioca a favore degli USA il fatto che nessuno degli altri attori dello scenario planetario vedrebbe di buon occhio un crollo finanziario statunitense, considerando che gli incroci di interessi sono frequenti e che per Pechino gli USA rappresentano comunque il maggior mercato commerciale di riferimento, ma il gigante statunitense si dimostra ogni giorno che passa sempre più oscillante sotto al proprio peso, sempre più poggiato su piedi d’argilla, sempre meno affidabile e tanto meno credibile. E quando si perde la faccia, per quanto tu sia grande e grosso, tutti ti voltano le spalle.

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