L’escalation tra Stati Uniti e Iran entra in una fase critica, con il Golfo Persico nuovamente al centro di una crisi che intreccia sicurezza militare, rotte energetiche e stabilità dei mercati globali. Nelle ultime ore, il Comando Centrale americano ha annunciato di aver “completato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran”, colpendo decine di obiettivi in diverse località attraverso munizionamento di precisione. L’obiettivo dichiarato: indebolire la capacità di Teheran di minacciare il traffico marittimo internazionale, in particolare quello che transita nello strategico Stretto di Hormuz.
Secondo fonti citate da Axios, tra i bersagli figurerebbero anche aree sensibili collegate al controllo dello Stretto, arteria cruciale per il commercio energetico globale. La mossa di Washington arriva in risposta al recente lancio di un missile da parte delle Guardie della Rivoluzione iraniane contro una nave mercantile, episodio che aveva già innalzato il livello di allerta, insieme all’annuncio – poi parzialmente rientrato – di una possibile chiusura dello Stretto.
La reazione di Teheran non si è fatta attendere. I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi militari statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrein, allargando il raggio della crisi a più teatri regionali e aumentando il rischio di un confronto diretto su scala più ampia. Un segnale che conferma la volontà iraniana di rispondere colpo su colpo, pur mantenendo una dinamica di conflitto “a bassa intensità” ma ad alta instabilità.
Intanto, sul fronte economico, i mercati registrano immediatamente l’impatto della tensione: il prezzo del petrolio torna a correre, con il Brent in rialzo di circa il 4%. Un movimento che riflette i timori per possibili interruzioni delle forniture e per l’insicurezza delle rotte marittime.
Proprio nello Stretto di Hormuz emergono segnali preoccupanti anche sul piano operativo. Diverse fonti indicano che alcune navi avrebbero attraversato il passaggio con i transponder spenti, una pratica che rende impossibile il tracciamento e che alimenta il clima di incertezza. Un comportamento che, se confermato, evidenzia il livello di rischio percepito dagli operatori e la crescente opacità di uno dei corridoi energetici più vitali al mondo.
In questo contesto, la crisi tra Stati Uniti e Iran appare destinata a prolungarsi, con effetti che vanno ben oltre il piano militare: dalla sicurezza delle infrastrutture energetiche alla stabilità dei prezzi globali, fino agli equilibri geopolitici di un’intera regione.
