Una notte scandita dal rumore dei droni e dall’allarme antiaereo. La regione di Mosca torna a essere teatro diretto del conflitto, con un bilancio che segna tre morti e cinque feriti dopo una serie di attacchi coordinati. A confermarlo è stato il governatore Andrei Vorobyov, che ha descritto una sequenza di impatti distribuiti in più località, segno di una pressione crescente sul cuore della Federazione russa.
Il colpo più grave si è registrato a Pionersky, nel distretto di Istra, dove lo schianto di un drone ha provocato tre vittime e tre feriti. A Solnechnogorsk, invece, un velivolo senza pilota ha centrato un edificio residenziale, lasciando due persone ferite e riaccendendo i timori per la vulnerabilità delle aree urbane. Secondo le autorità locali, nella notte sarebbero stati abbattuti 81 droni: un dato che, se confermato, evidenzia la portata e la sistematicità dell’offensiva.
La pressione non si limita alla regione moscovita. Nel sud-ovest della Russia, il governatore Vladimir Vladimirov ha segnalato un attacco nella regione di Stavropol, dove un incendio è divampato in un’area industriale del villaggio di Vyazniki, nel distretto di Shpakovsky. In questo caso non si registrano vittime, ma il bersaglio – un sito produttivo – si inserisce nella più ampia strategia di colpire infrastrutture sensibili.
Negli ultimi mesi, infatti, l’Ucraina ha intensificato le operazioni oltre confine, mirando in particolare al comparto energetico e agli idrocarburi, nel tentativo di ridurre la capacità di Mosca di sostenere lo sforzo bellico. Una guerra che si combatte sempre più a distanza, fatta di sciami di droni, sabotaggi mirati e attacchi chirurgici, ma con effetti concreti e spesso devastanti sul terreno.
Sul fronte opposto, la risposta russa continua a essere quotidiana. A Sumy, nel nord-est dell’Ucraina, un raid ha colto di sorpresa alcuni civili nei pressi di un bar: attimi di panico ripresi da una telecamera di sorveglianza mostrano persone in fuga alla ricerca di riparo, immagini che restituiscono la dimensione reale del conflitto, lontana dalle dichiarazioni ufficiali ma vicina alla vita di tutti i giorni.
A oltre quattro anni dall’inizio della guerra, il conflitto resta impantanato in una fase di logoramento senza sbocchi diplomatici visibili. L’intensificazione degli attacchi su entrambi i lati del confine suggerisce un’ulteriore escalation, mentre il fronte interno russo – un tempo relativamente al riparo – appare sempre più esposto. Un segnale chiaro: la guerra non è più confinata alle linee del fronte, ma si espande, colpendo infrastrutture, città e civili, in una spirale che sembra lontana da una possibile tregua.
