14 Luglio 2026, martedì
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Trump attacca gli alleati: “Italia poco collaborativa”. E apre al taglio delle truppe Usa

Dalla crisi iraniana alle tensioni con Europa e Nato, il presidente americano rilancia la linea dura: nel mirino anche Roma e Madrid. Crosetto replica: “Scelta incomprensibile”

Nel pieno di una nuova fase di tensione internazionale legata al dossier iraniano, Donald Trump torna a scuotere gli equilibri tra Stati Uniti ed Europa, puntando il dito contro alleati storici come Italia e Spagna. Il presidente americano, intervenendo sullo scenario geopolitico segnato dalle operazioni militari in Medio Oriente, ha ventilato l’ipotesi di una riduzione della presenza militare statunitense nella Penisola, motivandola con quella che ha definito una collaborazione insufficiente da parte di Roma.

Un messaggio diretto, che si inserisce in una strategia più ampia di revisione degli impegni militari all’estero e che rischia di aprire una frattura nei rapporti transatlantici.

La pressione sugli alleati europei

Trump non ha usato mezzi termini: Italia e Spagna, a suo dire, non avrebbero offerto il sostegno atteso nel contesto delle operazioni legate alla crisi iraniana. Da qui la possibilità – definita “probabile” – di una riduzione delle truppe americane dislocate nei due Paesi, storicamente snodi cruciali per la presenza militare Usa nel Mediterraneo.

Le parole del presidente si inseriscono in una narrativa ormai consolidata: gli alleati devono contribuire di più, sia sul piano militare sia su quello politico. Una linea che, negli anni, ha spesso alimentato tensioni con la Nato e con le cancellerie europee.

Il fronte iraniano: “Teheran è disperata”

Sul dossier iraniano, Trump ha rivendicato la forza della posizione americana, sostenendo che Teheran sarebbe “disperata” nel tentativo di raggiungere un accordo. Secondo il presidente, l’Iran non sarebbe in grado di sviluppare capacità nucleari significative, nonostante le preoccupazioni della comunità internazionale.

Allo stesso tempo, ha voluto rassicurare sull’impatto interno delle operazioni militari: l’economia statunitense, ha affermato, resta solida e in crescita, anche in un contesto di instabilità globale.

Il nodo del cessate il fuoco e il ruolo del Congresso

A chiarire alcuni aspetti operativi è intervenuto il capo del Pentagono, Pete Hegseth, che ha spiegato come il cessate il fuoco attualmente in vigore sospenda di fatto i termini per una nuova autorizzazione del Congresso all’uso della forza. Un passaggio tecnico ma cruciale, che evidenzia la delicatezza degli equilibri istituzionali americani in materia di politica estera e difesa.

La risposta di Teheran: linea durissima

Dal lato iraniano, la tensione resta altissima. La Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha ribadito una posizione intransigente nei confronti della presenza americana nella regione, con parole che lasciano poco spazio alla diplomazia: secondo Khamenei, l’unico posto per gli Stati Uniti nel Golfo Persico sarebbe “in fondo al mare”.

Una dichiarazione che riflette il clima di crescente ostilità e che riaccende i riflettori su uno dei punti più sensibili dello scacchiere energetico mondiale: lo stretto di Hormuz.

La replica italiana: “Scelta incomprensibile”

Non si è fatta attendere la risposta del governo italiano. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso perplessità nette rispetto alle dichiarazioni di Trump, definendo incomprensibile un’eventuale riduzione delle truppe Usa in Italia.

“Non ne capirei le ragioni”, ha affermato, sottolineando come Roma non abbia avuto alcun ruolo nello stretto di Hormuz ma si sia comunque detta disponibile a partecipare a missioni di protezione della navigazione. Un impegno, ha aggiunto, che sarebbe stato apprezzato dagli stessi vertici militari americani.

Un equilibrio sempre più fragile

Le parole di Trump aprono dunque un nuovo fronte di tensione tra Washington e i suoi alleati europei, proprio mentre la crisi iraniana richiederebbe compattezza e coordinamento. La possibile revisione della presenza militare americana in Italia non è solo una questione strategica, ma anche politica: mette in discussione equilibri consolidati e rilancia il tema del ruolo dell’Europa nella sicurezza internazionale.

In un contesto globale sempre più instabile, la sensazione è che la partita sia appena cominciata.

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