29 Giugno 2026, lunedì
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Nicole Minetti, ombre sull’adozione uruguaiana: la Procura di Milano verifica la sentenza

Accertamenti richiesti dal ministero dopo l’inchiesta giornalistica. Dai media di Montevideo emergono dubbi: “Procedura altamente irregolare”

Nuove verifiche, questa volta oltre oceano, si concentrano sul caso che ha riportato sotto i riflettori Nicole Minetti. La Procura generale di Milano ha avviato accertamenti in Uruguay per verificare l’autenticità della sentenza di adozione del figlio della ex igienista dentale e del compagno Giuseppe Cipriani. Un passaggio cruciale nell’ambito della vicenda legata alla richiesta di grazia, poi concessa, che negli ultimi mesi è tornata al centro del dibattito pubblico.

L’iniziativa dei magistrati milanesi si inserisce nel supplemento d’indagine sollecitato dal ministero, resosi necessario dopo le rivelazioni emerse da un’inchiesta giornalistica. Secondo quanto ricostruito, al momento della presentazione della domanda di clemenza – nell’agosto scorso – la documentazione relativa all’adozione, inclusa la sentenza emessa dalle autorità uruguaiane e successivamente riconosciuta in Italia, era stata depositata dai legali della stessa Minetti.

Ora, tuttavia, si tratta di stabilire se quell’atto sia pienamente autentico e conforme alle procedure previste. Da qui la richiesta di acquisizione diretta degli atti in Uruguay, con l’obiettivo di fugare ogni dubbio su un elemento che ha avuto un peso rilevante nella valutazione complessiva della concessione della grazia.

Intanto, da Montevideo filtrano indiscrezioni che alimentano interrogativi. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale La Diaria, fonti vicine all’Inau – l’ente pubblico che gestisce le adozioni nel Paese sudamericano – parlano apertamente di una procedura “sempre considerata altamente irregolare”.

Il quadro si complica ulteriormente con il riaffiorare di criticità legate alla gestione passata dell’Inau, soprattutto nella sede di Maldonado, dove all’epoca dei fatti il direttore era Daniel Guadalupe. Secondo le stesse fonti, vi sarebbero stati rapporti tra la coppia Minetti-Cipriani e l’ente, anche attraverso donazioni.

Non solo. Nel racconto emergono anche episodi che, pur non configurando necessariamente illeciti, contribuiscono a delineare un contesto quantomeno opaco: alcuni bambini seguiti dall’Inau avrebbero trascorso giornate nel ranch della coppia a Maldonado, partecipando a uscite domenicali.

Elementi che, presi singolarmente, potrebbero apparire marginali, ma che nel loro insieme alimentano il sospetto di una gestione non lineare dell’intera procedura di adozione. Da qui la necessità, per la magistratura italiana, di andare fino in fondo e verificare ogni passaggio.

La partita, ora, si gioca su un terreno delicato: quello della cooperazione giudiziaria internazionale e della credibilità degli atti su cui si è fondata una decisione di grande rilevanza istituzionale come la concessione della grazia. Un dossier che, da Milano a Montevideo, promette nuovi sviluppi.

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