La Juventus sale l’ultimo gradino della giustizia sportiva e bussa direttamente alla porta del presidente federale. Dopo l’espulsione rimediata da Pierre Kalulu a San Siro nel confronto con l’Inter, il club bianconero ha deciso di chiedere la grazia al numero uno della Federcalcio, Gabriele Gravina, nel tentativo di restituire al difensore francese la disponibilità già per la sfida imminente contro il Como.
Il caso nasce dal cartellino rosso estratto nel big match del 14 febbraio, 25ª giornata di Serie A. Una decisione che ha sollevato più di una perplessità e che, secondo la Juventus, sarebbe stata viziata da un errore valutativo. Il club ha presentato ricorso, sostenendo la sproporzione del provvedimento e l’ingiustizia del quadro sanzionatorio. Ma la strada ordinaria si è chiusa.
Il verdetto della Corte
La Corte Sportiva d’Appello Nazionale, riunita a Sezioni Unite, ha respinto il reclamo bianconero, confermando la squalifica per una giornata inflitta dal giudice sportivo. Nella nota diffusa dalla FIGC si ribadisce la correttezza formale dell’iter e la legittimità del provvedimento disciplinare adottato dopo l’espulsione in Inter-Juventus.
Una decisione che ha chiuso il fronte giuridico ordinario ma non quello politico-istituzionale. Perché a questo punto resta solo la carta della grazia presidenziale, misura straordinaria e discrezionale, già utilizzata in passato in circostanze eccezionali.
L’ultima carta: la grazia federale
La richiesta indirizzata a Gravina punta a ottenere un intervento riparatore su quello che la Juventus considera un “torto acclarato”. La grazia, nel sistema sportivo italiano, non è un grado ulteriore di giudizio ma un atto di clemenza che può essere concesso in casi particolari, quando sussistano motivi di opportunità o di equità tali da giustificare una deroga.
È un terreno delicato, dove diritto e opportunità si intrecciano. L’eventuale decisione del presidente federale avrebbe inevitabilmente un impatto non solo tecnico – la presenza o meno di Kalulu contro il Como – ma anche simbolico, perché riaprirebbe il dibattito sull’equilibrio tra autonomia degli organi di giustizia sportiva e potere di intervento dell’autorità federale.
Spalletti: «La società ha fatto bene»
A sostenere la linea del club è intervenuto anche Luciano Spalletti. Alla vigilia di Juve-Como, il tecnico ha definito la richiesta «un atto dovuto», parlando di «due ingiustizie evidenti». Una presa di posizione netta, che rafforza l’idea di una società compatta nella difesa del proprio tesserato e convinta della bontà dell’iniziativa.
Il precedente Lukaku
Non sarebbe la prima volta che la Federcalcio interviene in via eccezionale su una squalifica. Nell’aprile 2023, proprio Gravina concesse la grazia a Romelu Lukaku, allora all’Inter, dopo l’espulsione rimediata nell’andata della semifinale di Coppa Italia contro la Juventus. In quell’occasione l’attaccante belga aveva ricevuto la seconda ammonizione in un clima segnato da cori razzisti provenienti da un settore dello stadio.
Anche allora il ricorso ordinario era stato respinto, e la decisione finale arrivò direttamente dalla presidenza federale, che parlò di provvedimento “eccezionale e straordinario”. Un precedente che oggi la Juventus guarda con attenzione, nella speranza che si possa replicare un intervento analogo.
Una decisione che pesa
Il nodo ora è tutto nelle mani di Gravina. Concedere la grazia significherebbe riconoscere una specificità nel caso Kalulu; negarla, invece, confermerebbe la linea di pieno sostegno agli organi di giustizia sportiva.
In gioco non c’è soltanto la presenza di un difensore in una partita di campionato, ma un principio: fino a che punto l’equità percepita può spingere a intervenire su una decisione ormai consolidata? La Juventus attende, consapevole che la partita più delicata non si gioca più sul campo, ma nei palazzi federali.
