Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non stanno riscrivendo soltanto medaglieri e gerarchie sportive. In queste settimane stanno mettendo mano anche alle regole. E accade in uno degli sport più antichi e apparentemente immutabili del programma invernale: il curling.
Dopo la tempesta diplomatica e sportiva esplosa al termine della sfida tra Svezia e Canada, la World Curling Federation ha annunciato un cambio immediato nelle modalità di controllo delle partite: da ora in avanti due ufficiali di gara si muoveranno lungo tutto il campo per osservare i lanci e vigilare sulle hog line, le linee trasversali che delimitano la correttezza del rilascio.
Una decisione che arriva nel pieno della competizione e che segna un precedente rilevante.
Niente VAR, decisioni irrevocabili
La Federazione ha chiarito un punto fondamentale: nel curling olimpico non è previsto l’utilizzo del video replay per modificare decisioni prese durante il gioco. “Le decisioni assunte nel corso della partita sono definitive”, si legge nella nota diffusa nelle ore successive alla polemica.
In altre parole, nessun VAR sul ghiaccio. Il modello resta quello tradizionale, fondato sull’immediatezza della valutazione arbitrale e, storicamente, sul fair play tra le squadre. Tuttavia, la stessa Federazione ha ammesso che “non è possibile disporre di arbitri di gioco per osservare tutte le hog line” in ogni istante. Da qui la scelta correttiva: già dalla sessione pomeridiana, due ufficiali supplementari controlleranno in movimento l’intero sheet, seguendo da vicino ogni stone.
Una misura tampone, ma dal forte valore simbolico.
Il caso Svezia-Canada: cosa è accaduto
La scintilla è scoccata nel penultimo end della sfida olimpica tra Svezia e Canada. Gli svedesi hanno contestato un presunto tocco irregolare della stone da parte di un giocatore canadese dopo il rilascio e oltre il limite consentito.
Secondo la squadra scandinava, le immagini televisive avrebbero mostrato un contatto non autorizzato con la pietra, elemento che, se confermato, avrebbe comportato l’annullamento del tiro. La protesta si è fatta immediatamente vibrante, trasformandosi in accusa di scorrettezza.
Durissima la replica del capitano canadese, che ha respinto ogni addebito, arrivando – secondo quanto riferito – a utilizzare espressioni offensive nei confronti degli avversari. Su questo punto la Federazione è intervenuta con un richiamo verbale per il linguaggio utilizzato, ma senza ravvisare infrazioni tecniche nel gesto contestato.
Le nuove maniglie elettroniche sotto accusa
Al centro della disputa ci sono le maniglie elettroniche introdotte negli ultimi anni dalla Federazione internazionale. Si tratta di dispositivi installati sulle stone in grado di segnalare eventuali irregolarità nel rilascio, in particolare rispetto al superamento della hog line.
La questione tecnica è sottile ma decisiva: secondo gli svedesi, il contatto sarebbe avvenuto sulla pietra e non esclusivamente sulla parte elettronica consentita. La World Curling, tuttavia, ha fatto sapere che dai dati registrati non risultano violazioni.
Il nodo, quindi, non è soltanto regolamentare ma anche tecnologico: fino a che punto il sensore può sostituire l’occhio umano? E cosa accade quando la percezione visiva e la registrazione elettronica sembrano raccontare storie diverse?
Uno sport di tradizione davanti alla modernità
Il curling è da sempre disciplina di equilibrio e rispetto, in cui l’autoregolamentazione dei giocatori ha avuto un peso quasi rituale. La vicenda di Milano-Cortina incrina questa immagine e costringe il movimento a interrogarsi sul rapporto tra tecnologia, arbitraggio e fiducia reciproca.
La scelta di raddoppiare gli ufficiali rappresenta un compromesso: nessuna rivoluzione digitale, ma un rafforzamento del controllo umano. È un segnale chiaro agli atleti e alle federazioni nazionali: l’integrità del gioco resta prioritaria.
Resta ora da capire se la misura sarà temporanea o diventerà strutturale. Di certo, tra medaglie e polemiche, il ghiaccio olimpico non è mai stato così caldo.
