13 Ottobre 2026, martedì
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Garlasco, la difesa di Andrea Sempio rilancia: «Abbiamo una prova formidabile». Nel mirino le impronte sulla scena del delitto

L’avvocato Liborio Cataliotti annuncia i risultati di una serie di accertamenti tecnici condotti su due tracce al centro della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Dalla ricostruzione tridimensionale dell’impronta di una scarpa alle verifiche sull’impronta 33, il collegio difensivo contesta alcune conclusioni investigative. Ma sarà il confronto tra le analisi delle parti a stabilire quale peso attribuire ai risultati.

C’è una parola che, nel lessico giudiziario, pesa più di quanto possa sembrare: prova. Soprattutto quando viene pronunciata pubblicamente in un caso che continua a dividere l’opinione pubblica e a interrogare gli investigatori a distanza di anni. È in questo contesto che si inserisce l’annuncio di Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, che in diretta televisiva ha definito «formidabile» uno degli elementi raccolti dalla difesa.

L’affermazione è arrivata durante la trasmissione Diario del giorno e accompagna una serie di accertamenti tecnici con cui il gruppo difensivo intende mettere in discussione alcuni aspetti della ricostruzione investigativa. Il legale, tuttavia, ha precisato che i risultati dovranno essere sottoposti al contraddittorio, il passaggio nel quale le diverse interpretazioni tecniche vengono esaminate, discusse e verificate.

«Lo dico consapevole che questa e le altre prove verranno sottoposte al vaglio del contraddittorio, ma credo che la loro natura abbia i crismi della serietà», ha dichiarato Cataliotti. Parole che delineano la strategia della difesa: non limitarsi a contestare le conclusioni degli inquirenti sul piano teorico, ma proporre verifiche sperimentali e ricostruzioni materiali con cui confrontare i dati già acquisiti.

Il punto, adesso, è capire che cosa sia stato effettivamente esaminato, quali risultati siano stati annunciati e, soprattutto, quale significato possano assumere nell’ambito dell’indagine.

La scarpa numero 42 e la ricostruzione in tre dimensioni

Uno dei principali filoni di lavoro riguarda l’impronta di una scarpa di taglia 42 rinvenuta sulla scena del crimine e attribuita, nell’ambito della ricostruzione investigativa, all’autore dell’omicidio. È un elemento che la difesa di Sempio ha deciso di sottoporre a un nuovo esame, partendo dalla documentazione fotografica realizzata all’epoca dai carabinieri del Ris di Parma.

Il procedimento illustrato da Cataliotti si è sviluppato attraverso diverse fasi. In primo luogo, il materiale fotografico storico è stato utilizzato per ricostruire l’impronta mediante uno strumento tridimensionale. Successivamente, il modello è stato tradotto in un calco in gesso, così da ottenere una riproduzione fisica della traccia. A quel punto, il gruppo difensivo ha recuperato quattro scarpe Frau, indicate dal legale come identiche a quelle utilizzate dall’assassino, per procedere alle verifiche comparative.

L’obiettivo è trasformare un reperto documentato attraverso immagini in un oggetto concretamente esaminabile, sul quale effettuare confronti che, almeno nelle intenzioni della difesa, consentano di precisare la forma e le caratteristiche dell’impronta.

La procedura pone però una questione metodologica importante. Una ricostruzione tridimensionale basata su fotografie può offrire nuove possibilità di analisi, ma la sua affidabilità dipende dalla qualità delle immagini originarie, dalle condizioni in cui la traccia è stata fotografata, dalla presenza di riferimenti dimensionali e dalle tecniche impiegate per passare dalla rappresentazione bidimensionale al modello tridimensionale.

Anche il confronto con le calzature richiede criteri rigorosi. La compatibilità tra una scarpa e un’impronta non equivale automaticamente all’identificazione di chi l’ha indossata. Occorre distinguere tra la corrispondenza delle dimensioni, la sovrapponibilità del disegno della suola, la presenza di eventuali caratteristiche individualizzanti e la possibilità che la stessa traccia sia compatibile con più calzature.

Sono differenze tutt’altro che secondarie, perché determinano il valore probatorio dell’accertamento. Un’impronta può essere utile per escludere una determinata ipotesi, per circoscrivere il campo delle possibilità oppure per sostenere una compatibilità. Non necessariamente consente, da sola, di attribuire una traccia a una persona specifica.

La difesa ritiene che il lavoro svolto possa contribuire a chiarire questi aspetti. Per stabilire se le conclusioni siano fondate, tuttavia, sarà necessario conoscere nel dettaglio i risultati delle comparazioni, i criteri adottati e le eventuali valutazioni tecniche alternative.

Il nodo della misura del piede di Sempio

Accanto alla ricostruzione dell’impronta, il collegio difensivo ha disposto accertamenti sul piede di Andrea Sempio, che attualmente calza una scarpa numero 44. Secondo quanto riferito da Cataliotti, sono stati eseguiti esami radiografici per valutare l’evoluzione dell’arto nel corso degli anni.

La questione nasce dalla necessità di confrontare una traccia risalente al periodo dell’omicidio con le caratteristiche fisiche attuali dell’indagato. Il dato apparentemente semplice della taglia di una calzatura, infatti, non esaurisce il problema: la misura commerciale non coincide necessariamente con la lunghezza anatomica del piede e può variare in base al produttore, al modello e alla conformazione della scarpa.

Inoltre, il confronto temporale richiede particolare cautela. La dimensione del piede può modificarsi durante la crescita, mentre la taglia dichiarata di una calzatura rappresenta un’indicazione commerciale e non una misurazione anatomica precisa. Per valutare l’eventuale compatibilità con una traccia storica occorre quindi considerare dati misurabili, margini di errore e caratteristiche concrete dell’impronta.

Gli esami radiografici, nella ricostruzione presentata dalla difesa, si inseriscono proprio in questo tentativo di ricostruire le caratteristiche fisiche dell’indagato in relazione al periodo dei fatti. Resta però da chiarire quale sia il contenuto tecnico dei risultati e in che modo essi possano incidere sul confronto con la traccia repertata.

Il dato della taglia 44, preso isolatamente, non dimostra né esclude una compatibilità con un’impronta attribuita a una scarpa numero 42. Per arrivare a una conclusione occorre verificare che cosa sia stato effettivamente misurato, quale fosse la conformazione dell’impronta e quali siano i limiti del confronto.

È precisamente su questo terreno che l’accertamento difensivo dovrà misurarsi con le valutazioni degli investigatori.

L’impronta 33 e la contestazione degli esperimenti della Procura

Il secondo fronte indicato da Cataliotti riguarda l’impronta 33, una delle tracce discusse nell’ambito della nuova inchiesta. In questo caso, la difesa sostiene di aver riprodotto un esperimento che, secondo quanto riferito dal legale, sarebbe stato effettuato per conto della Procura della Repubblica.

La procedura avrebbe previsto l’esposizione dell’impronta a differenti materiali, tra cui sangue, sudore e altro materiale biologico, oltre a una prova nella quale la traccia sarebbe stata semplicemente bagnata e successivamente sottoposta a un reagente.

La finalità era verificare la risposta dell’impronta nelle diverse condizioni sperimentali e confrontare gli esiti ottenuti con quelli attribuiti agli accertamenti investigativi. Cataliotti ha sostenuto che i risultati della replica contesterebbero le conclusioni raggiunte dagli inquirenti.

«Abbiamo riprodotto esattamente lo stesso esperimento che asserisce di aver fatto, tramite il proprio personale, la Procura della Repubblica. Abbiamo bagnato questa impronta con il sangue, il sudore, altro materiale biologico e infine semplicemente bagnata e sottoposta a reagente», ha spiegato il legale.

Il giudizio espresso dalla difesa è netto. Secondo Cataliotti, infatti, «non è assolutamente vera la conclusione che hanno raggiunto le forze di polizia».

Si tratta, tuttavia, di una contestazione che deve essere mantenuta sul piano corretto: quello delle interpretazioni tecniche contrapposte. La dichiarazione dell’avvocato riferisce il risultato che la difesa ritiene di aver ottenuto, ma non costituisce, di per sé, una verifica indipendente della correttezza dell’esperimento originario o della replica.

Per valutare il significato dell’accertamento sarà necessario conoscere i protocolli utilizzati, le condizioni nelle quali sono state effettuate le prove, la natura dei materiali impiegati, le caratteristiche del reagente e i risultati osservati. Altrettanto importante sarà stabilire se le condizioni sperimentali riproducano in modo adeguato quelle della traccia originale e se gli esiti siano replicabili.

Nel campo delle analisi forensi, infatti, non basta che due esperimenti sembrino simili nelle intenzioni. È necessario dimostrare che siano stati eseguiti con procedure comparabili e che le differenze eventualmente riscontrate siano significative rispetto alla questione investigativa da chiarire.

Una replica sperimentale può mettere in evidenza limiti, variabili non considerate o interpretazioni discutibili. Ma il suo valore dipende dalla documentazione dei passaggi, dalla possibilità di ripeterla e dalla capacità di spiegare perché i risultati ottenuti confermino o smentiscano una determinata ipotesi.

L’impronta 33 diventa così un punto di confronto tra due letture tecniche che dovranno essere valutate sulla base dei dati, non soltanto delle dichiarazioni delle parti.

Il contraddittorio come passaggio decisivo

Le parole di Cataliotti arrivano in una fase in cui ogni elemento della nuova inchiesta su Garlasco è destinato a essere esaminato alla luce della sua effettiva capacità dimostrativa. La strategia della difesa appare orientata a intervenire su aspetti materiali della ricostruzione, attraverso nuovi modelli, confronti tra calzature e verifiche sperimentali sulle impronte.

Il significato di questi accertamenti non può però essere stabilito esclusivamente sulla base dell’annuncio pubblico dei risultati. Occorre distinguere tra l’esistenza di un’analisi, le conclusioni che i consulenti ne ricavano e il peso che quelle conclusioni possono assumere nel quadro complessivo degli elementi disponibili.

Il contraddittorio, richiamato dallo stesso avvocato, serve proprio a questo. Le conclusioni di una parte possono essere sottoposte a critica, confrontate con i dati originari e verificate attraverso valutazioni tecniche indipendenti. È un passaggio essenziale quando si tratta di reperti che, a distanza di anni, vengono riletti con strumenti e metodologie differenti.

Non è sufficiente, dunque, stabilire se un’impronta sia compatibile con una determinata calzatura o se un esperimento possa essere riprodotto. Occorre anche chiarire quali ipotesi alternative siano plausibili, quali margini di incertezza permangano e quanto ciascun risultato contribuisca alla ricostruzione complessiva dei fatti.

La solidità di un elemento probatorio dipende dalla qualità dei dati, dalla trasparenza del metodo e dalla tenuta delle conclusioni quando vengono sottoposte a verifica. In un’indagine complessa, nessun risultato dovrebbe essere interpretato isolatamente, senza considerare il contesto nel quale è stato acquisito e il rapporto con gli altri elementi disponibili.

Garlasco, una nuova fase della battaglia tecnica

La vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi continua a essere al centro dell’attenzione pubblica anche per la complessità degli accertamenti e per il peso attribuito ai singoli reperti. L’annuncio della difesa di Andrea Sempio aggiunge un nuovo capitolo a questo confronto, riportando in primo piano due questioni concrete: la ricostruzione dell’impronta di una scarpa e l’affidabilità delle procedure utilizzate per esaminare l’impronta 33.

Cataliotti parla di una «prova formidabile», ma il significato giuridico di questa definizione dovrà essere verificato attraverso gli atti, le relazioni tecniche e il confronto con le valutazioni investigative. Per ora, ciò che emerge è la volontà della difesa di contestare alcuni passaggi della ricostruzione e di sostenere le proprie obiezioni con accertamenti che considera rilevanti.

Il passaggio decisivo sarà capire se questi risultati siano in grado di modificare la lettura dei reperti oppure se le verifiche successive confermeranno le interpretazioni già formulate. È una distinzione fondamentale, tanto più in un caso nel quale il clamore mediatico rischia di anticipare conclusioni che spettano invece alla valutazione giudiziaria.

La posta in gioco non è soltanto la tenuta di una singola impronta o la correttezza di un esperimento. È la capacità di distinguere ciò che un reperto dimostra da ciò che può soltanto suggerire, separando le ipotesi dalle conclusioni e le dichiarazioni delle parti dai risultati verificati.

In questa prospettiva, l’annuncio di Cataliotti rappresenta soprattutto l’apertura di un confronto tecnico. La sua rilevanza sarà misurata non dall’efficacia della formula scelta per presentarlo, ma dalla possibilità che le analisi siano trasparenti, riproducibili e sufficientemente solide da resistere alle obiezioni. È su questo terreno, più che sulle parole, che si giocherà il valore della prova annunciata dalla difesa.

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