14 Luglio 2026, martedì
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Fermo preventivo di 12 ore, la denuncia del M5S: “Misura irrealizzabile che svuota le strade di agenti”

Appendino, Colucci e D’Orso attaccano il governo Meloni: «Per applicarlo servirebbero migliaia di uomini in più. È propaganda securitaria scollegata dalla realtà operativa»

Il fermo preventivo di dodici ore, presentato dal governo come strumento cardine della nuova strategia sulla sicurezza, rischia di rimanere — secondo il Movimento 5 Stelle — un annuncio privo di qualsiasi sostenibilità concreta. Una misura «inattuabile», che finirebbe per creare più problemi di quanti ne prometta di risolvere, sottraendo uomini e risorse al presidio del territorio e mettendo ulteriormente sotto pressione forze dell’ordine già in affanno.

A lanciare l’allarme sono i deputati pentastellati Chiara Appendino, Alfonso Colucci e Valentina D’Orso, che smontano punto per punto l’impianto del provvedimento. Il nodo centrale è operativo: trattenere una persona per dodici ore, spiegano, comporta due sole alternative. La prima — giudicata di estrema gravità — è il ricorso alle celle di sicurezza, con la conseguenza di privare della libertà personale un cittadino sulla base di un semplice sospetto. La seconda prevede invece l’impiego costante di almeno tre o quattro agenti per ogni persona fermata, considerando che un singolo operatore non può occuparsi da solo della vigilanza e che l’arco temporale copre almeno due turni di servizio.

I numeri, in questo scenario, diventano rapidamente ingestibili. Applicare il fermo a cento persone richiederebbe tra i 300 e i 400 agenti; estendendo la misura a mille soggetti, servirebbero fino a 4.000 uomini, sottratti inevitabilmente al controllo del territorio, alla gestione dell’ordine pubblico e alla prevenzione reale dei reati. «Si tolgono agenti dalle strade — dove garantiscono sicurezza — per rinchiuderli nei commissariati a presidiare persone che solo in via ipotetica potrebbero rappresentare un pericolo», accusano i deputati.

Il risultato, secondo il M5S, sarebbe paradossale: meno pattuglie in strada, maggiori difficoltà organizzative per i comandi e un aumento dei rischi proprio per gli operatori rimasti sul territorio, chiamati a lavorare in condizioni di sottorganico. Una situazione che si inserisce in un quadro già critico: in Italia mancano circa 23mila agenti tra polizia e carabinieri, una carenza strutturale che — sottolineano — il governo Meloni non ha mai affrontato con stanziamenti adeguati.

Non a caso, ricordano Appendino, Colucci e D’Orso, anche i sindacati di polizia hanno recentemente espresso forti perplessità, parlando di scelte che sembrano «colpire» le forze dell’ordine più che sostenerle. «Altro che sicurezza — è l’affondo finale —: il fermo preventivo è una bufala impraticabile, frutto di dilettantismo e propaganda. Viene da chiedersi se al governo non si rendano conto della realtà operativa del Paese che amministrano».

Un attacco frontale che riaccende il confronto politico su una delle bandiere dell’esecutivo e che promette di accompagnare il dibattito parlamentare nelle prossime settimane, tra slogan securitari e conti che — almeno per ora — non tornano.

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