14 Luglio 2026, martedì
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Milano-Cortina accende la fiamma: Olimpiadi diffuse, leader globali e qualche scivolone politico

Diplomazia, spettacolo e polemiche alla vigilia dei Giochi: l’Italia accende il braciere e mostra il suo volto al mondo

Il conto alla rovescia è finito: alle 20 di oggi, 6 febbraio, dallo stadio di San Siro si alza ufficialmente il sipario sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, venticinquesima edizione dei Giochi e prima, nella storia olimpica, concepita come un evento realmente “diffuso”, distribuito tra due città simbolo e tre regioni. La fiamma olimpica arde nel cuore di Milano, all’ombra del Duomo, mentre l’Italia si prepara a vivere diciassette giorni di sport, diplomazia internazionale e inevitabili tensioni politiche.

Un palcoscenico globale che, come ha sottolineato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, rappresenta «un potente strumento di soft power e sviluppo per il Paese». Non solo medaglie, dunque, ma immagine, relazioni, investimenti. Un messaggio recepito anche dalla comunità internazionale: sono circa cinquanta i leader mondiali presenti nel capoluogo lombardo per la cerimonia inaugurale.

Tra questi il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, protagonista in mattinata di un incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Prefettura a Milano, dopo la cena di gala del Comitato olimpico internazionale, dove Vance ha condiviso il tavolo con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. «Valori comuni alla base dell’amicizia tra Europa e Stati Uniti», ha ribadito Meloni, saldando il fronte atlantico sotto il segno dello sport.

Non mancano, tuttavia, le ombre. In città è prevista una manifestazione di protesta contro la presenza dell’Ice, l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione, mentre sul fronte interno la vigilia olimpica si arricchisce dell’ennesima polemica tutta italiana. A sollevarla è Ghali, che torna a denunciare il motivo per cui non ha più potuto cantare l’inno di Mameli, riaccendendo il dibattito su identità, inclusione e libertà di espressione.

Nel dibattito si è distinto – si fa per dire – il consigliere regionale leghista Alessandro Corbetta, che ha liquidato la questione con una battuta su Ghali e sulla presunta impossibilità di cantare in arabo. Un’uscita che, più che chiarire il tema, ha offerto una dimostrazione plastica di come si possa parlare di cultura, identità e buon senso senza possederne visibilmente alcuna traccia. Un paradosso, certo: c’è chi polemizza e chi, nel farlo, riesce persino a risultare più stonato di una nota fuori tempo massimo.

Intanto, lontano dalle polemiche, l’Italia istituzionale ha celebrato uno dei momenti simbolici della vigilia olimpica: l’inaugurazione di Casa Italia, quartier generale del Coni alla Triennale di Milano. A tagliare il nastro tricolore, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stata la figlia Laura, prima dell’esecuzione dell’inno nazionale.

«È la prima volta che un Presidente della Repubblica inaugura Casa Italia nel nostro Paese», ha sottolineato il presidente del Coni Luciano Buonfiglio. «Un segno di grande vicinanza della Nazione al mondo dello sport». Casa Italia, ha spiegato, è «energia, visione, tradizione ed efficienza», ma anche il punto d’incontro tra sport, industria ed economia, una vetrina del sistema-Paese che si presenta al mondo nel suo momento di massima esposizione.

Milano-Cortina 2026 parte così: tra solennità e spettacolo, diplomazia e proteste, orgoglio nazionale e qualche inevitabile caduta di stile. Le Olimpiadi sono pronte a correre. E l’Italia, nel bene e nel male, è già sotto i riflettori.

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