3 Luglio 2026, venerdì
HomeItaliaPoliticaTorino, la scelta che fece discutere (e che oggi convince)

Torino, la scelta che fece discutere (e che oggi convince)

Appendino rivendica il “no” alle Olimpiadi: sostenibilità al posto dei debiti, protagonismo al posto delle comparse

«Torino non ha perso le Olimpiadi. Ha scelto». Chiara Appendino torna su una delle decisioni più discusse del suo mandato da sindaca e lo fa con la forza dei numeri e con la serenità di chi, a distanza di anni, vede confermate le proprie intuizioni.

Nel 2018 la sua amministrazione aveva presentato una candidatura ai Giochi Olimpici invernali del 2026 fondata su un principio allora controcorrente: riuso degli impianti esistenti, sostenibilità economica, impatto duraturo per la città. Un modello alternativo, che però si è scontrato con la linea del CONI, favorevole a un’impostazione che avrebbe trasformato Torino in una sede marginale all’interno di un evento a trazione lombardo-veneta.

«Due discipline su sedici, costi incerti, rischi finanziari elevati e nessun beneficio strutturale di lungo periodo», ricorda oggi la deputata del Movimento 5 Stelle in una lettera a La Stampa. Uno scenario che avrebbe chiesto molto a Torino senza restituirle un ruolo da protagonista.

I numeri, oggi, parlano chiaro. I costi complessivi di Milano-Cortina 2026 hanno superato i 6 miliardi di euro, mentre la proposta torinese si fermava a 2,14 miliardi. Una differenza che pesa, soprattutto in un Paese che ha già conosciuto il rovescio della medaglia dei grandi eventi.

Da qui la scelta, tutt’altro che semplice, di cambiare rotta. Invece di accodarsi a una candidatura politicamente comoda ma economicamente rischiosa, Appendino e la sua giunta decisero di investire su un evento in cui Torino potesse essere centrale: le ATP Finals di tennis. Una scommessa vinta. Il torneo, appuntamento globale e pluriennale, genera circa 600 milioni di euro di ricaduta economica positiva a edizione, attira un pubblico internazionale ad alta capacità di spesa e rafforza l’immagine della città senza lasciare in eredità debiti alle generazioni future.

«Sarebbe stato più facile seguire il sentimento prevalente dell’epoca», ammette Appendino, «ma abbiamo scelto una strategia diversa». Non una rinuncia, dunque, ma una decisione politica precisa: puntare su sostenibilità, protagonismo e visione di lungo periodo.

Una scelta che oggi, mentre Torino è in corsa per trattenere le ATP Finals per altri cinque anni, appare meno isolata e molto più lungimirante. E che riapre, inevitabilmente, il dibattito su cosa significhi davvero “vincere” quando si parla di grandi eventi e interesse pubblico.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti