6 Ottobre 2026, martedì
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Medio Oriente, Ucraina, Europa: Meloni al Senato traccia la rotta italiana. Via libera alla risoluzione della maggioranza e ad Azione. No ai soldati in Ucraina, apertura condizionata alla Palestina, critiche a Bruxelles sulla legge clima

Dalle tensioni in Medio Oriente alla partita europea sulla difesa e il clima, fino al caro casa: la presidente del Consiglio espone la linea del governo in vista del prossimo Consiglio europeo. L’Aula di Palazzo Madama approva le risoluzioni della maggioranza e di Azione, mentre cadono quelle delle opposizioni. Ma sui dossier chiave Meloni chiarisce: nessuna ambiguità su Gaza, sostegno all’Ucraina senza truppe, e il Green Deal così com’è non convince.

Un doppio via libera dal Senato ha blindato la posizione dell’esecutivo in vista del prossimo Consiglio europeo. Palazzo Madama ha approvato la risoluzione presentata dai gruppi di maggioranza sulle comunicazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ottenendo 104 voti favorevoli, 63 contrari e un solo astenuto. Con un percorso parallelo, è passata anche la risoluzione del gruppo Azione, su cui il governo aveva espresso un parere favorevole condizionato ad alcune modifiche, poi accolte: 107 sì, 26 no e 34 astensioni. Così sono decadute le quattro risoluzioni presentate da Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Italia Viva, tutte respinte dall’esecutivo.

Gaza e Medio Oriente

Tra i nodi più delicati affrontati dalla premier c’è senza dubbio quello mediorientale. Meloni ha rivendicato il ruolo dell’Italia nella crisi di Gaza, definendolo un esempio di “solidarietà vera e silenziosa”, contrapposto al “cinismo sbandierato a favore di telecamere” che avrebbe caratterizzato, a suo dire, altre reazioni occidentali. Una stoccata netta alle narrative internazionali che, secondo la presidente, hanno spesso ignorato il lavoro concreto fatto dall’Italia in favore della popolazione civile palestinese. Infatti sono tutti brutti e comunisti.

Ma l’apertura italiana al riconoscimento dello Stato di Palestina non è incondizionata. Meloni ha chiarito con fermezza che “Hamas deve essere disarmato e non avere alcun ruolo nella governance transitoria né nello Stato futuro”. Solo al verificarsi di queste condizioni, ha assicurato, “il governo italiano è pronto ad agire di conseguenza”, nel solco delle indicazioni già emerse dal Parlamento.

Non solo. L’Italia si dice pronta a partecipare a una eventuale forza internazionale di stabilizzazione e a rafforzare il proprio sostegno all’Autorità Nazionale Palestinese, soprattutto sul piano dell’addestramento delle forze di polizia locali. Un approccio multilivello, che punta a mantenere l’Italia come attore responsabile ma autonomo nello scacchiere mediorientale.

“Hamas ha violato la tregua, ma Israele non ha il nostro avallo per la rappresaglia”

Nel suo intervento, Meloni ha voluto sottolineare la fragilità del momento: “Siamo forse di fronte ai primi, timidi passi verso una pace giusta e duratura in Medio Oriente. Ma la violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas dimostra chi sia il vero nemico dei palestinesi”. Al contempo, ha preso le distanze dalle risposte militari di Israele, definite “scelte che non condividiamo”.

Una doppia presa di posizione che rivendica equilibrio, in un contesto dove ogni parola pesa. La premier ha dunque ribadito una linea di rigore ma anche di attenzione alle vittime civili e alle implicazioni regionali del conflitto.

Ucraina: sostegno politico e militare, ma senza boots on the ground

Sul fronte orientale, Meloni ha confermato l’impegno dell’Italia al fianco di Kiev, ma ha posto un limite invalicabile: “Non è previsto l’invio di soldati italiani in Ucraina”. Il contributo di Roma passerà invece per forme di supporto già collaudate, nell’ambito del cosiddetto “meccanismo di assistenza modellato sull’articolo 5 della Nato” e attraverso la Coalizione dei Volenterosi, cui l’Italia partecipa con “la misura ritenuta necessaria e sostenibile”.

L’adesione italiana resta salda, dunque, ma senza cedere alle pressioni per un impegno diretto sul terreno. Una posizione già espressa in ambito internazionale e ora ribadita con chiarezza al Parlamento.

Difesa europea e Patto di stabilità: “Servono scelte coraggiose”

Allargando lo sguardo all’architettura strategica dell’Unione, Meloni ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di rafforzare la difesa europea. Un rafforzamento che, però, dovrà essere sostenuto da “soluzioni finanziarie ambiziose”. Da qui, la proposta del governo italiano di aprire un dibattito per rendere permanente la flessibilità del Patto di stabilità e crescita per gli investimenti nella difesa comune. Un modo per superare l’attuale impasse e garantire risorse a una Europa “più sovrana, più sicura, più responsabile”.

Green Deal sotto accusa: “Così com’è non funziona”

Decisamente critica la posizione del governo sulla revisione della legge europea sul clima. “Non possiamo sostenere un approccio ideologico e irragionevole che pone obiettivi insostenibili e quindi irraggiungibili”, ha affermato Meloni, denunciando il rischio di compromettere “la credibilità stessa dell’Unione europea”.

L’Italia, ha assicurato la premier, non abbandona l’ambizione climatica, ma chiede un cambio di passo metodologico. Un invito, più che implicito, a Bruxelles affinché riveda le sue strategie senza trasformarle in imposizioni scollegate dalla realtà economica e sociale degli Stati membri.

Una lettera per cambiare rotta

Non a caso, Meloni ha ricordato la recente iniziativa sottoscritta con Friedrich Merz e altri 15 leader europei, indirizzata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Una missiva in tre punti che chiede: semplificazione normativa, eliminazione delle regolamentazioni superflue e contenimento della produzione legislativa europea. “Non è il momento di esitare – ha detto – ma quello di correggere gli errori del passato”.

Politiche abitative: il caro casa arriva al Consiglio europeo

Tra le novità che emergeranno al tavolo del Consiglio europeo figura anche una proposta avanzata dall’Italia: discutere delle politiche abitative a livello comunitario. L’obiettivo, ha spiegato Meloni, è contrastare l’aumento dei costi immobiliari, in particolare per le fasce più giovani della popolazione. Un tema che il governo italiano ha già iniziato ad affrontare con un piano casa dedicato alle giovani coppie, coordinato dal vicepremier Matteo Salvini. Un’iniziativa che, secondo Meloni, rappresenta “un primo passo fondamentale anche per la costruzione di una famiglia”.

In sintesi

Il discorso della presidente del Consiglio al Senato ha segnato una precisa traiettoria di politica estera e interna, che accontenta a spizzico bocconi gli alleati di governo. Contenuti senza colonna vertebrale e vera consistenza.

La posizione italiana cerca spazi di autonomia all’interno dell’Unione europea, un sostegno convinto ma non incondizionato all’Ucraina, un approccio realistico e pragmatico ai nodi mediorientali, e un crescente interesse per le ricadute sociali ed economiche delle politiche europee.

Giorgia Meloni punterebbe a presentarsi in Europa con una linea chiara, votata alla “solidarietà operativa”, peccato che principalmente è retorica, e con l’ambizione di imprimere un cambio di passo a Bruxelles. La doppia approvazione in Senato rafforza questo mandato. Ora la sfida si gioca nelle sedi comunitarie. E sarà tutt’altro che semplice.

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