26 Luglio 2026, domenica
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Storico accordo di pace per Gaza firmato in Egitto: Trump, Al Sisi, Erdogan e il premier del Qatar siglano l’intesa per il futuro della Striscia

A Sharm el Sheik, alla presenza dei principali mediatori regionali, Donald Trump annuncia la firma del trattato che mette fine al conflitto su Gaza. “Un giorno incredibile per il Medio Oriente”, ha dichiarato l’ex presidente americano.

Sharm el Sheik – È un momento destinato a entrare nei libri di storia del Medio Oriente. Nella rinomata località egiziana sul Mar Rosso, Donald Trump ha firmato l’accordo di pace per Gaza, ponendo la sua firma sotto un’intesa che promette di cambiare gli equilibri della regione dopo anni di guerra, tensioni e sofferenze.

L’ex presidente degli Stati Uniti, tornato al centro della scena internazionale, ha apposto per primo la firma sul documento, seguito dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che insieme a lui ha co-presieduto il vertice dedicato al futuro della Striscia. A completare il quadro dei protagonisti della mediazione, anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro del Qatar, due attori chiave nel difficile mosaico diplomatico mediorientale.

L’annuncio della firma è stato accolto da un lungo applauso dei delegati e dei rappresentanti internazionali presenti nella sala conferenze di Sharm el Sheik, dove da giorni si lavorava a porte chiuse per definire i dettagli di un accordo ritenuto fino a poco tempo fa impossibile.

“È un giorno incredibile per il Medio Oriente: ci sono voluti tremila anni per arrivare fin qui”, ha dichiarato Trump, visibilmente soddisfatto, nel suo intervento conclusivo. “Ciò che abbiamo realizzato insieme in questi ultimi giorni cambierà la storia e sarà ricordato per sempre”, ha aggiunto, rivolgendosi ai leader presenti.

L’intesa, i cui contenuti non sono stati ancora resi pubblici nei dettagli, rappresenta tuttavia il punto di arrivo di un lungo processo diplomatico che ha coinvolto, oltre agli Stati Uniti, anche Egitto, Turchia e Qatar, da anni impegnati – con ruoli diversi – nei negoziati per la stabilizzazione della Striscia di Gaza.

Il vertice di Sharm el Sheik ha assunto un valore simbolico e politico di primo piano: l’Egitto, tradizionale mediatore nei conflitti tra Israele e i palestinesi, ha offerto la cornice ideale per una firma che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe aprire una nuova fase di pace e cooperazione nella regione.

La presenza congiunta di Trump, Al Sisi, Erdogan e del premier qatariota – figure spesso su posizioni divergenti nello scacchiere mediorientale – segna inoltre un raro momento di convergenza diplomatica. Il messaggio lanciato da Sharm el Sheik è chiaro: dopo anni di scontri e divisioni, la comunità internazionale cerca una via comune per restituire stabilità a Gaza e prospettive concrete alla popolazione palestinese.

Resta ora da verificare come l’accordo verrà implementato sul terreno e quale sarà la reazione delle parti direttamente coinvolte nel conflitto. Ma la giornata di oggi, salutata da molti come una svolta epocale, potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione politica in Medio Oriente, dopo decenni di guerra e sfiducia reciproca.

Per ora, Sharm el Sheik consegna al mondo l’immagine di una stretta di mano storica e la promessa – ancora fragile, ma finalmente possibile – di pace per Gaza.

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