6 Ottobre 2026, martedì
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Venezuela, gli Stati Uniti raddoppiano la taglia su Nicolás Maduro: 50 milioni di dollari

L'annuncio della procuratrice generale Pam Bondi: "Maduro collabora con cartelli e organizzazioni terroristiche. La sua rete alimenta droga e violenza negli Stati Uniti". La DEA: sequestrate 30 tonnellate di cocaina legate al regime.

Gli Stati Uniti alzano il livello dello scontro contro Nicolás Maduro, presidente de facto del Venezuela. Con un annuncio destinato a far discutere, la procuratrice generale Pam Bondi ha reso noto che la ricompensa per chi contribuirà alla cattura di Maduro è stata raddoppiata: da 25 a 50 milioni di dollari.

La comunicazione è arrivata tramite un video ufficiale pubblicato sui profili social della stessa Bondi, nel quale ha spiegato le motivazioni alla base della decisione. «Maduro è direttamente coinvolto in una rete criminale transnazionale che mette a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti», ha dichiarato. Secondo il governo americano, il leader venezuelano sarebbe in combutta con potenti cartelli della droga e organizzazioni terroristiche internazionali, utilizzati come strumenti per destabilizzare l’area e alimentare il traffico di stupefacenti.

Accuse gravissime: “Maduro lavora con Tren de Aragua e Cartello di Sinaloa”

La procuratrice non ha usato mezzi termini:

«Nicolás Maduro si avvale di gruppi come il Tren de Aragua e il Cartello di Sinaloa per introdurre droghe letali e violenza nel nostro Paese. Queste organizzazioni sono una minaccia diretta alla sicurezza nazionale americana e rappresentano un’alleanza criminale senza precedenti».

Il Tren de Aragua, banda armata venezuelana, è ormai considerata una delle organizzazioni criminali più pericolose dell’America Latina, attiva ben oltre i confini del Venezuela. Il Cartello di Sinaloa, invece, è il noto colosso messicano del narcotraffico, tra i principali responsabili dell’esportazione di cocaina e fentanyl verso gli Stati Uniti.

Il bilancio della DEA: 30 tonnellate di cocaina sequestrate

Secondo quanto riferito da Bondi, il legame tra Maduro e queste organizzazioni sarebbe già stato dimostrato da numerose operazioni della DEA (Drug Enforcement Administration). L’agenzia antinarcotici americana avrebbe sequestrato 30 tonnellate di cocaina riconducibili direttamente o indirettamente al presidente venezuelano e al suo entourage.

Di queste, quasi 7 tonnellate sarebbero collegate in modo diretto a Maduro stesso, un quantitativo che — secondo le autorità statunitensi — dimostra come il traffico di droga sia diventato un mezzo di sostentamento economico primario per il regime venezuelano, oltre che per i cartelli partner in Messico e nel Sud America.

Una strategia di pressione massima

L’aumento della taglia rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di “massima pressione” portata avanti dagli Stati Uniti nei confronti del regime venezuelano. Già nel 2020, l’amministrazione Trump aveva inserito Maduro nella lista dei narcoterroristi ricercati, offrendone una ricompensa da 15 milioni di dollari, poi salita a 25 e ora portata a 50 milioni.

L’obiettivo è chiaro: isolare Maduro a livello internazionale, delegittimarlo, e incentivarne l’arresto, anche attraverso canali non convenzionali. La mossa, tuttavia, è destinata a suscitare reazioni diplomatiche forti, non solo da Caracas ma anche da Paesi alleati del Venezuela come Russia, Cina e Iran.

Maduro respinge le accuse: “Operazione propagandistica”

Da parte venezuelana, le accuse vengono sistematicamente respinte al mittente. Maduro e il suo governo definiscono le mosse di Washington come tentativi imperialisti di rovesciare un governo sovrano, ricorrendo alla criminalizzazione e alla disinformazione. In passato, Maduro ha accusato gli Stati Uniti di voler provocare un colpo di Stato mascherato da lotta al narcotraffico, e ha denunciato più volte “l’uso della DEA come braccio armato della politica estera americana”.

Le reazioni internazionali e il peso politico della decisione

L’inasprimento delle misure contro Maduro arriva in un momento già teso nelle relazioni tra Caracas e Washington. Il Venezuela, nonostante una parziale riapertura dei dialoghi con l’amministrazione Biden, continua a essere un nodo critico nella geopolitica americana in America Latina, anche alla luce della crisi migratoria e dei rapporti con Paesi come Cuba e Nicaragua.

In questo contesto, l’annuncio di Bondi riaccende i riflettori internazionali sul Venezuela e sulla figura di Maduro, la cui permanenza al potere continua a dividere la comunità internazionale tra chi ne riconosce la legittimità elettorale e chi, come gli Stati Uniti, lo considera un usurpatore sostenuto da un sistema corrotto e criminale.

Conclusioni: una taglia che è anche un messaggio

Al di là del valore economico della taglia — una delle più alte mai offerte dagli Stati Uniti per un leader straniero — il messaggio politico è evidente: Maduro è considerato una minaccia attiva alla sicurezza americana, e Washington è pronta a tutto pur di indebolirne il potere.

Resta ora da vedere quali effetti avrà questa mossa sul piano diplomatico, e se contribuirà ad avvicinare il Venezuela a una transizione politica o, al contrario, ad acuire ulteriormente le tensioni internazionali. Nel frattempo, il nome di Nicolás Maduro campeggia in cima alla lista dei più ricercati degli Stati Uniti, con un prezzo sulla testa che, più che una ricompensa, suona come una condanna pubblica.

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