Peskov alza il tiro: «Le sanzioni Ue finiscono per danneggiare chi le impone»
Il Cremlino respinge con fermezza le critiche europee e parla di una vera e propria maturazione della Russia sotto la pressione delle sanzioni. Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha dichiarato – citato dall’agenzia Tass – che la Russia ha ormai “acquisito una certa immunità dalle sanzioni, essendosi adattata a una vita sotto embargo”.
Il commento arriva poco dopo l’approvazione del diciottesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea nei confronti di Mosca, che entrerà a breve in vigore. Peskov non teme l’impatto delle nuove restrizioni, ma mette in guardia: per l’UE queste misure saranno “un’arma a doppio taglio”, con “effetti negativi” per gli stessi Paesi che le promuovono.
Adattamento e resilienza economica: l’analisi del Cremlino
Secondo il portavoce, la Russia ha imparato a convivere con le sanzioni, sviluppando canali alternativi di approvvigionamento e una maggiore autonomia produttiva. Questa resilienza, frutto di mesi di chiusure dei mercati occidentali, avrebbe consentito all’economia russa di resistere alla pressione esterna, riducendo l’efficacia delle restrizioni.
“Le sanzioni – ha sottolineato Peskov – hanno perso parte della loro forza, perché la società e il sistema produttivo si sono modificati, adattandosi a restrizioni che ormai sembrano permanenti”.
Nuove misure UE: sanzioni o boomerang?
Il nuovo pacchetto europeo mira a colpire settori strategici, ma il Cremlino reagisce con durezza. Peskov avverte che, dietro le righe del testo normativo, si cela un’arma a doppio taglio che rischia di ritorcersi contro l’Europa stessa.
Secondo lui, le contromisure Mosca intende assumerle sulle esportazioni e sugli approvvigionamenti energetici: settori su cui l’UE resta vulnerabile, nonostante la diversificazione in corso.
Sanzioni forever? La strategia della normalizzazione
Dietro la retorica muscolare del Cremlino, si delinea un approccio strategico: dare alle sanzioni un valore di ‘nuova normalità’, quasi abituare Paesi e mercati globali all’idea che la Russia possa operare stabilmente fuori dal ciclo degli scambi occidentali.
Un approccio volto a trasformare le misure punitive in semplici costi strutturali, rendendo prassi quello che era pensato come un blocco temporaneo per punire Mosca.
Ripercussioni e spazi di contrattazione politica
Le dichiarazioni di Peskov fanno emergere chiaramente le sfide del fronte europeo: quanto regge davvero l’impatto delle misure contro la Russia, quando gli Stati membri sono tra loro divisi sulla portata delle restrizioni e più o meno dipendenti dal gas russo?
Da Mosca arriva il messaggio che le sanzioni non spariranno—ma perderanno potenza strategica, spingendo l’UE a riflettere su nuovi strumenti di pressione. Del resto, se le misure punitive riflettono anche una politica energetica interna piuttosto che una risposta geopolitica, la loro efficacia rischia di trasformarsi in arma a doppio taglio, proprio come avvisa il Cremlino.
In sintesi
Il Cremlino, attraverso la voce di Peskov, lancia un doppio segnale: da un lato, la narrazione ufficiale di una Russia forte e resiliente, capace di gestire le conseguenze delle sanzioni; dall’altro, un avvertimento strategico rivolto all’Unione Europea, affinché non sovrastimi l’impatto delle proprie misure punitive. È una partita diplomatica che continua sul terreno dell’economia, della politica energetica e del potere deterrente, dove la resa dei conti non è più solo tra Russia e Occidente, ma tra Paesi europei con interessi divergenti.
