15 Luglio 2026, mercoledì
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Operazione antiterrorismo: sventata minaccia in Alto Adige

Terrorismo e odio razziale: arrestato giovane italiano per propaganda e addestramento jihadista

In una vasta operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Trento, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) e del Comando Provinciale di Bolzano hanno eseguito oggi un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano. L’uomo è indagato per gravi reati legati alla propaganda, istigazione all’odio e addestramento a fini terroristici, anche di matrice internazionale.

Un’indagine complessa e articolata

L’ordinanza, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trento su richiesta della Procura Distrettuale e in coordinamento con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è il risultato di un’attività investigativa avviata nel settembre 2023. L’indagine ha avuto origine da una segnalazione dell’intelligence italiana, che aveva rilevato l’attività sospetta di un profilo social dedito alla diffusione di contenuti di propaganda nazionalsocialista e di supporto all’organizzazione terroristica jihadista “Stato Islamico”.

Grazie a sofisticate tecniche investigative, il ROS è riuscito a identificare il sospetto, nonostante questi si fosse avvalso di avanzati strumenti informatici per occultare la propria identità. Le indagini hanno confermato la sua attività intensiva nella diffusione di materiale di propaganda jihadista e antisemita. Inoltre, è stato documentato un percorso di auto-addestramento nella costruzione di ordigni esplosivi, con particolare attenzione alla realizzazione di detonatori wireless.

Dettagli inquietanti e sequestro di materiali pericolosi

Il giovane, con una formazione da perito elettrotecnico, avrebbe comunicato via telefono e canali telematici l’intenzione di costruire un ordigno artigianale di tipo TATP, cercando istruzioni per la realizzazione di un detonatore a distanza. Avrebbe anche acquisito componenti elettroniche necessarie alla costruzione di tale dispositivo. Preoccupante è emersa anche la sua attività di indottrinamento nei confronti dei familiari, compreso un fratello minore di soli 10 anni. Con il fratello maggiorenne, destinatario di una perquisizione, avrebbe inoltre discusso l’acquisto di un’arma da fuoco.

Le perquisizioni, disposte dalla Procura Distrettuale di Trento, hanno portato al sequestro di materiale significativo: una maschera antigas, oltre 200 unità di polvere pirica, componenti elettroniche per rilevamento di microspie, dispositivi per la fabbricazione di telecomandi a distanza, attrezzi per microsaldature, oltre a materiale informatico e documentale utile alle indagini.

Un percorso di radicalizzazione già noto

L’indagine attuale si ricollega a una precedente inchiesta della Procura per i minorenni di Bolzano, che già anni fa aveva individuato lo stesso soggetto come persona a rischio di radicalizzazione. All’epoca minorenne, era stato avviato a un programma di de-radicalizzazione, nell’ambito di un progetto inter-istituzionale volto a contrastare la diffusione di ideologie estremiste. Tuttavia, la pandemia di Covid-19 aveva interrotto il percorso educativo, compromettendo gli esiti auspicati.

Presunzione di innocenza e fase delle indagini

È fondamentale ricordare che, in base al principio di presunzione di innocenza, la colpevolezza dell’indagato potrà essere definitivamente accertata solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, durante la quale verranno approfonditi tutti gli elementi raccolti.

L’operazione odierna rappresenta un importante passo nella prevenzione e nel contrasto del terrorismo, confermando l’efficacia della collaborazione tra le istituzioni e le forze investigative del Paese.

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