La violenza contro le donne non è più una questione da relegare alla cronaca, né un fenomeno da affrontare soltanto quando il delitto è ormai compiuto. È una ferita profonda che chiama in causa l’intero Paese. Sergio Mattarella, in visita alla Stanza Rosa del Pronto Soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto, ha scelto parole nette per definire la dimensione della sfida: «Il fenomeno della violenza nei confronti delle donne, nei confronti di chiunque, che prima non era neppure considerato con attenzione adeguata, è un’emergenza di primaria importanza della vita del nostro Paese, come ovunque».
Il capo dello Stato ha richiamato anche la drammaticità dei numeri. «L’anno passato 97 femminicidi, quest’anno nel primo semestre già 34», ha ricordato, sottolineando come dietro le statistiche vi siano vite spezzate e una responsabilità collettiva che non può esaurirsi nella risposta giudiziaria.
Per Mattarella, infatti, il contrasto alla violenza rappresenta «un impegno pubblico della Repubblica, di tutta la comunità». Una responsabilità che deve tradursi in un’azione capace di andare oltre l’emergenza: non soltanto «impedire» e «reprimere», ma soprattutto «prevenire». Ed è proprio sulla prevenzione che il presidente ha individuato uno dei nodi decisivi, richiamando la necessità di affrontare «questa sorta di ritardo, di deficit, di carenza culturale».
A Grosseto il modello del Codice Rosa
Il luogo scelto per la visita non è casuale. È proprio a Grosseto che è nato il Codice Rosa, il percorso sanitario pensato per garantire alle vittime di violenza un’accoglienza tempestiva, protetta e multidisciplinare.
La Stanza Rosa del Misericordia è stata il primo spazio protetto all’interno di un pronto soccorso destinato ad accogliere persone vittime di abusi e maltrattamenti, sottraendole, per quanto possibile, alla dimensione impersonale e spesso caotica dell’emergenza sanitaria.
Da quell’esperienza è progressivamente maturato un modello più ampio, fondato sulla collaborazione tra professionalità e istituzioni diverse. Sanitari, forze dell’ordine, magistratura, centri antiviolenza e associazioni sono diventati parte di una rete chiamata a intercettare la violenza, assistere chi la subisce e accompagnare le vittime nel percorso successivo alla denuncia e alle cure.
I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno e, insieme, quella della risposta costruita nel tempo. In Toscana, dal 2012 alla fine del 2025, il Codice Rosa ha registrato 35.569 accessi.
Ma per Mattarella la rete dell’accoglienza e della protezione, per quanto indispensabile, non può rappresentare l’unico argine. Se la violenza arriva alle porte di un pronto soccorso, significa che spesso il problema è già esploso. La sfida più difficile resta quindi quella di intervenire prima, nel terreno in cui si formano stereotipi, discriminazioni e modelli di relazione fondati sul possesso o sulla sopraffazione.
La prevenzione comincia dall’educazione
È qui che il richiamo del presidente assume una dimensione più ampia e investe l’intera società. La prevenzione, ha spiegato Mattarella, passa dall’«educazione nelle scuole, nell’università, sul lavoro professionale», con l’obiettivo di trasmettere «un senso dei rapporti umani, che ha sempre caratterizzato il modo di crescere della civiltà».
Il contrasto alla violenza, dunque, non può essere affidato soltanto alle leggi, alle forze dell’ordine o alla magistratura. Questi strumenti restano essenziali, ma arrivano a valle di un processo che deve cominciare molto prima, nella formazione delle coscienze e nella qualità delle relazioni.
La Stanza Rosa di Grosseto diventa così, nelle parole del capo dello Stato, qualcosa di più di un presidio sanitario. È il punto in cui una vittima trova protezione quando la violenza ha già lasciato il segno, ma anche il simbolo di una responsabilità pubblica che deve estendersi ben oltre quelle mura.
Perché affrontare l’emergenza significa curare, proteggere e punire. Ma affrontarla davvero significa soprattutto fare in modo che quella porta non debba essere attraversata.
