La partita per il centrosinistra, per Elly Schlein, non è più soltanto quella di costruire un’alleanza capace di battere la destra. È anche quella di stabilire chi sarà chiamato a guidarla. Dal palco della Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia, la segretaria del Pd compie un passo in avanti e mette sul tavolo la propria candidatura politica alla guida del Paese: «Io ci sono, pronta insieme a voi ad affrontare le sfide dei prossimi mesi».
È il passaggio più netto di un intervento che ha il sapore dell’avvio della campagna elettorale. Schlein rivendica il ruolo del Pd come perno del campo progressista, rilancia il lavoro fatto in questi anni per ricucire i rapporti tra le opposizioni e, soprattutto, manda un messaggio agli alleati: l’alternativa alla destra potrà essere larga, ma non potrà prescindere dalla centralità dei democratici.
«C’è chi non vuole una donna di sinistra a Palazzo Chigi», dice la segretaria. E subito dopo alza il livello della sfida: «Andiamo a vincere con l’alleanza progressista e andiamo a cambiare l’Italia».
Prima il programma, poi la leadership
Schlein non sembra intenzionata a farsi dettare il calendario dagli alleati, né tantomeno dagli avversari. Il metodo indicato è chiaro: prima costruire una piattaforma politica comune, poi decidere chi dovrà rappresentarla. «Prima il programma, poi decidere con gli alleati: o l’accordo o le primarie».
E sulle primarie il Pd non arretra: «Non abbiamo nessuna paura del voto». Una risposta che arriva mentre dal centrodestra Antonio Tajani, dalla Festa dei giovani azzurri di Montesilvano, ha già aperto la corsa di Forza Italia alle prossime elezioni nazionali.
Il messaggio di Schlein è rivolto anche a Giorgia Meloni. Il Pd, sostiene la segretaria, è pronto a votare in qualsiasi momento: «È Meloni che deve dirci quando ci porterà al voto». E aggiunge una stoccata politica destinata a diventare uno dei refrain della prossima campagna elettorale: «Visto che il governo è stato inutilmente lungo, prima è meglio è per il Paese».
La segretaria dem prova così a trasformare la durata del governo in un terreno di attacco. Secondo la sua lettura, la maggioranza avrebbe avuto numeri e tempo sufficienti per incidere profondamente sul Paese, ma avrebbe fallito l’occasione: «Avevano i numeri per fare tutto e non hanno fatto nulla».
Il «campo largo» non si restringe
Il vero banco di prova resta però la costruzione dell’alleanza. Dopo la frattura seguita alla sconfitta del 2022, ricorda Schlein, le forze del centrosinistra avevano smesso persino di parlarsi. Oggi, rivendica, la situazione è radicalmente diversa.
«Dopo tre anni e mezzo di lavoro testardamente unitario», sostiene, esiste un’alleanza progressista che si è presentata insieme alle elezioni regionali e che, in diverse realtà, governa già. Un risultato che Schlein utilizza per dimostrare che le differenze tra le forze della coalizione non impediscono necessariamente di amministrare insieme.
Ma la costruzione del fronte alternativo alla destra passa ora per il programma. Il Pd non intende aspettare indefinitamente i tempi del Movimento 5 Stelle. La raccolta delle proposte per il programma progressista è ormai alle battute finali e, dopo il passaggio al tavolo comune, dovrà iniziare la fase politica vera e propria.
Sul perimetro della coalizione, Schlein evita di raccogliere il veto di Giuseppe Conte nei confronti di Matteo Renzi. La linea scelta è quella di non chiudere porte: «L’alleanza di centrosinistra si può e si deve allargare, ma non restringere».
Un’apertura accompagnata però da una condizione precisa: niente più intese costruite dietro le quinte. «Andremo al governo solo vincendo le elezioni con l’alleanza progressista. Mai più accordi alle spalle».
Migranti, la sfida sulla Bossi-Fini
La definizione del programma, per Schlein, non può ridursi a un elenco di misure. Il centrosinistra deve proporre una visione alternativa del Paese: «Non basterà una somma di proposte concrete, servono i valori».
E proprio dalla Festa dell’Unità arriva un annuncio destinato a riaprire uno dei dossier più divisivi della politica italiana: l’immigrazione. La segretaria dem indica infatti l’abolizione della legge Bossi-Fini come uno degli obiettivi del progetto progressista.
È un modo per segnare una distanza netta dalle politiche della destra e riportare il tema dei migranti dentro una piattaforma politica più ampia, nella quale Schlein intende tenere insieme diritti, integrazione e gestione dei flussi.
Kiev, nessuna marcia indietro
Un altro punto di distanza dagli alleati, in particolare dal Movimento 5 Stelle, riguarda la guerra in Ucraina. Schlein conferma senza ambiguità il sostegno a Kiev, definendo l’invasione russa un’aggressione ingiusta.
Ma accanto al sostegno all’Ucraina, la segretaria dem insiste sulla necessità di un salto di qualità diplomatico europeo. L’Unione, sostiene, deve assumere un’iniziativa politica propria, individuando un negoziatore europeo e costruendo una politica estera realmente comune.
L’obiettivo, nella sua impostazione, non è contrapporre armi e diplomazia, ma costruire le condizioni per una pace che non coincida con la resa alle ragioni dell’aggressore. Una posizione che segna una distanza evidente da Conte, contrario a un invio di armi senza limiti a Kiev perché, a suo giudizio, alimenterebbe l’escalation militare.
Rai, legge elettorale e il duello con Meloni
La parte più dura del discorso è riservata alla premier. Schlein accusa Meloni di aver sprecato una «occasione storica» e di aver trasformato il lungo mandato del governo in un bilancio, a suo giudizio, deludente.
Nel mirino finisce anche la legge elettorale. Per Schlein sarebbe diventata «l’unica priorità di Giorgia Meloni» perché la premier «ha paura di perdere».
Altro terreno di scontro è la Rai. La segretaria dem attacca il governo sulla gestione del servizio pubblico e annuncia, insieme alle altre opposizioni, una riforma per sottrarlo all’influenza dei partiti.
La sfida alla destra
Alla fine del discorso, il messaggio politico è uno solo: il centrosinistra deve smettere di inseguire la destra e tornare a proporre un’identità riconoscibile.
«Batteremo queste destre nazionaliste, ma non rincorrendole sul loro terreno», promette Schlein. La sfida, dice, dovrà essere giocata «con il coraggio di essere alternativi», puntando su libertà e uguaglianza.
È una conclusione che prova a tenere insieme identità e coalizione: il Pd come forza centrale, un’alleanza progressista più larga possibile, un programma comune e, se necessario, le primarie per scegliere il candidato alla guida del governo.
La Festa dell’Unità si chiude sulle note di Guccini e con un lungo applauso. Ma il palco di Reggio Emilia lascia soprattutto una fotografia politica: Schlein non aspetta più soltanto che il centrosinistra trovi il proprio candidato. Si mette in prima fila. E dice apertamente di essere pronta.
