6 Ottobre 2026, martedì
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Russia-Ucraina, Kushner: «Un accordo sarebbe possibile se Kiev cedesse i territori chiesti da Putin»

L’inviato speciale americano, reduce da una missione tra Mosca e Kiev, indica nella questione territoriale il principale ostacolo ai negoziati. Intanto Zelensky apre all’ipotesi di un incontro con Putin al G20 di Miami, mentre India e Cina si offrono come mediatori.

La pace, almeno sulla carta, avrebbe già una strada tracciata. Il problema è che quella strada passa dai territori che Mosca pretende e che Kiev non intende cedere. È questo, secondo Jared Kushner, il punto decisivo del negoziato tra Russia e Ucraina: una questione apparentemente circoscritta, ma in realtà capace di tenere in ostaggio l’intero processo diplomatico.

Kushner, uno degli inviati speciali degli Stati Uniti e genero del presidente Donald Trump, ha illustrato la posizione americana intervenendo in videoconferenza alla Yalta European Strategy, conferenza internazionale svoltasi a Kiev. Le sue parole arrivano pochi giorni dopo la missione condotta insieme a Steve Witkoff, con tappe sia in Russia sia in Ucraina, e delineano un quadro nel quale Washington ritiene ancora possibile arrivare a un’intesa.

«Se l’Ucraina accettasse di cedere i territori richiesti da Putin, avremmo già un accordo», ha affermato Kushner. Una frase che fotografa la distanza tra le due posizioni e, allo stesso tempo, esplicita quanto la partita territoriale sia diventata il cuore del negoziato.

L’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti, ha spiegato l’inviato, è individuare una formula capace innanzitutto di congelare il conflitto e creare le condizioni per una soluzione. Ma proprio qui si trova la parte più complessa della trattativa: trasformare l’attuale situazione militare in un compromesso politico accettabile per entrambe le parti.

Secondo Kushner, infatti, la questione dei territori non può essere affrontata ignorando ciò che è accaduto sul campo di battaglia. Kiev e Mosca, a suo giudizio, starebbero entrambe cercando una via d’uscita dalla guerra. Resta da individuare quella che ha definito la «formula giusta», cioè un equilibrio in grado di tenere insieme le esigenze di sicurezza, gli interessi territoriali e la necessità di fermare le ostilità.

Zelensky-Putin, torna l’ipotesi di un faccia a faccia

Sul piano diplomatico, intanto, torna a circolare l’ipotesi di un incontro diretto tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Il presidente ucraino ha evocato la possibilità di incontrare il leader russo in occasione del prossimo vertice del G20, in programma a Miami, durante un’intervista alla Deutsche Welle.

Da Mosca, però, non arriva per ora alcuna conferma sulla partecipazione di Putin al summit. Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo per la politica estera, ha spiegato che la questione non sarebbe stata ancora affrontata: «La possibilità che il presidente russo Vladimir Putin partecipi al prossimo vertice del G20 negli Stati Uniti non è ancora stata nemmeno discussa».

Il possibile faccia a faccia resta dunque un’ipotesi, ma il solo fatto che torni sul tavolo segnala quanto il canale diplomatico sia nuovamente al centro delle iniziative internazionali.

India e Cina pronte a offrire i loro «buoni uffici»

A complicare e, nello stesso tempo, ad ampliare il quadro negoziale è l’ingresso più esplicito di due grandi potenze asiatiche. Secondo quanto riferito dal Cremlino attraverso il portavoce Dmitri Peskov, India e Cina avrebbero manifestato la propria disponibilità a contribuire alla ricerca di una soluzione per il conflitto.

Il riferimento è ai colloqui bilaterali avuti da Putin con il primo ministro indiano Narendra Modi e con il presidente cinese Xi Jinping. Entrambi, secondo Peskov, avrebbero rivolto «domande dettagliate» sulla situazione in Ucraina e offerto i propri «buoni uffici» per favorire una soluzione.

Putin, sempre secondo il Cremlino, avrebbe accolto con favore questa disponibilità.

Si delinea così un possibile nuovo scenario diplomatico: da una parte Washington cerca di costruire un accordo partendo dall’attuale realtà militare e dalla questione territoriale; dall’altra Mosca incassa la disponibilità di Pechino e Nuova Delhi a svolgere un ruolo nella ricerca di una soluzione.

Il punto di equilibrio, tuttavia, rimane lontano. Perché dietro la formula apparentemente semplice indicata da Kushner — territori in cambio della fine della guerra — si nasconde il nodo più delicato dell’intero conflitto: stabilire quali concessioni Kiev sia disposta ad accettare e quali garanzie possano rendere politicamente e strategicamente sostenibile un eventuale accordo.

La diplomazia è tornata a muoversi. Ma, per arrivare alla pace, dovrà ancora riuscire a colmare proprio quella distanza.

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