Il Tfr come scorciatoia per andare prima in pensione. È questa, secondo Chiara Appendino, l’ultima proposta della Lega sul fronte previdenziale a trasformare una questione strutturale in una partita giocata sulle spalle dei lavoratori.
La deputata del Movimento 5 Stelle boccia senza appello l’ipotesi e parla di una «follia», sostenendo che dietro la proposta si nasconda, a suo giudizio, l’incapacità del governo di intervenire davvero sul sistema pensionistico.
«Praticamente dicono: cari italiani, se volete andare in pensione prima usate pure il vostro Tfr, perdeteci anche il 10% circa, così noi non facciamo niente ma possiamo dire di aver fatto qualcosa», afferma Appendino in una nota.
Il punto, per la parlamentare pentastellata, è soprattutto uno: il Trattamento di fine rapporto non può essere considerato una sorta di bonus pubblico da utilizzare per compensare l’assenza di una riforma previdenziale. «Il Tfr non è un regalo del governo – sottolinea – ma salario maturato nel corso della vita lavorativa».
Da qui parte l’affondo politico contro la Lega e, più in generale, contro le promesse del centrodestra in materia di pensioni. Appendino evoca il tema che più volte ha segnato il dibattito politico degli ultimi anni: il superamento della legge Fornero.
«In campagna elettorale avevano promesso di abolire la legge Fornero», ricorda la deputata M5S, accusando però il governo di aver seguito una traiettoria opposta. Secondo Appendino, con l’ultima legge di Bilancio sarebbe stato infatti previsto «un ulteriore aumento dell’età pensionabile».
Non è l’unico capitolo contestato. Nel mirino finisce anche Opzione donna, misura che aveva rappresentato per anni uno dei principali strumenti di flessibilità in uscita per alcune categorie di lavoratrici. «Avevano promesso di renderla strutturale e invece l’hanno cancellata definitivamente», sostiene Appendino, che accusa inoltre l’esecutivo di avere «peggiorato l’Ape sociale».
Il quadro delineato dalla parlamentare è dunque quello di una distanza crescente tra gli annunci elettorali e le scelte concrete. Una contraddizione che, nella lettura del Movimento 5 Stelle, non riguarda soltanto il confronto politico, ma rischia di produrre conseguenze dirette sulle aspettative previdenziali di milioni di lavoratori.
«Sono ridicoli, perché continuano a fare promesse e a smentirsi nei fatti, e pericolosi, perché stanno mettendo le mani sul futuro previdenziale di milioni di lavoratori», conclude Appendino.
La polemica sul Tfr si inserisce così in un confronto più ampio sul futuro delle pensioni: da una parte la richiesta di maggiore flessibilità in uscita, dall’altra la necessità di garantire sostenibilità finanziaria al sistema. Ed è proprio su questo equilibrio che le forze politiche continuano a misurarsi, mentre per lavoratori e futuri pensionati la domanda resta sempre la stessa: quando sarà davvero possibile lasciare il lavoro e con quale assegno?
