La distanza tra le parole sulla pace e le scelte concrete della politica estera torna al centro dello scontro tra opposizione e governo. A puntare il dito contro l’esecutivo di Giorgia Meloni è Alessandro Zan, componente della segreteria del Partito democratico ed europarlamentare, che contesta la posizione italiana sul commercio dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania.
«Dodici Paesi, fra cui Regno Unito, Francia e Spagna, hanno deciso di vietare il commercio dei prodotti che provengono dagli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. L’Italia di Giorgia Meloni no», afferma Zan. Una scelta che, secondo l’esponente dem, rivelerebbe una contraddizione profonda tra la retorica del governo e le iniziative effettivamente adottate sul piano internazionale.
«È l’ennesima dimostrazione dell’ipocrisia di questo governo: invoca la pace, ma quando c’è da fare qualcosa di concreto per far rispettare il diritto internazionale si nasconde», sostiene il parlamentare europeo.
Il punto, per Zan, non sarebbe soltanto diplomatico, ma anche politico. Il Pd, insieme al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra, ha infatti già depositato una proposta di legge per introdurre anche in Italia il divieto. E proprio la possibilità di portare il provvedimento al voto diventa, nelle parole dell’esponente dem, il banco di prova della coerenza dell’esecutivo.
«Il Pd, insieme a M5S e Avs, ha già depositato una proposta di legge in questo senso e il governo potrebbe votarla domani. Ma Giorgia Meloni preferisce nascondersi», accusa Zan.
Una pressione rivolta direttamente alla presidente del Consiglio, dunque, mentre sullo sfondo resta il tema più ampio del ruolo dell’Italia nella crisi mediorientale e del rapporto tra le dichiarazioni a favore della pace e il rispetto delle norme del diritto internazionale.
Zan chiude con una stoccata politica destinata a riaccendere anche il confronto sulle posizioni del governo nei confronti di Donald Trump: «Del resto, cosa ci si può aspettare da chi voleva dare il Nobel per la Pace a Trump?».
Una frase che sposta nuovamente il confronto dal merito della proposta alle scelte politiche della maggioranza, trasformando il caso del commercio dei prodotti provenienti dagli insediamenti in un nuovo terreno di scontro tra centrosinistra e governo.
