5 Settembre 2026, sabato
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La Lega Nord torna a bussare alla porta di Salvini: Pini sfida il commissario e chiede il congresso

Un comitato di ex parlamentari e militanti punta a riaprire la partita sulla storica formazione del Carroccio, rimasta formalmente in vita dopo la vicenda dei 49 milioni. Nel mirino la gestione commissariale di Igor Iezzi e il congelamento di simbolo, tesseramento e attività politica. Pini: «Non è nostalgia, vogliamo restituire agibilità alla Lega Nord».

La vecchia Lega Nord torna a muoversi. E lo fa proprio nel momento in cui il partito di Matteo Salvini continua a presentarsi come il principale contenitore politico del centrodestra nel Nord, ma deve fare i conti con una nuova iniziativa che punta direttamente alla struttura federale rimasta formalmente in vita dopo la trasformazione del Carroccio.

A rimettere in discussione gli equilibri è Gianluca Pini, ex parlamentare leghista e oggi fuori dal partito, ma ancora componente del consiglio federale della Lega Nord. Insieme ad altri ex parlamentari, ex dirigenti e segretari provinciali, Pini ha promosso un Comitato per la convocazione del congresso federale, con un obiettivo dichiarato: riattivare la macchina della vecchia Lega, convocare il congresso e consentire agli iscritti di eleggere nuovamente i propri rappresentanti.

Una sfida che, inevitabilmente, finisce per incrociare il percorso politico di Salvini.

La «Lega congelata»

La Lega Nord è rimasta formalmente in vita dopo il 2017, quando il partito ha progressivamente cambiato pelle, identità e orizzonte politico sotto la leadership di Salvini. La vecchia struttura federale è rimasta sullo sfondo anche per la complessa vicenda giudiziaria legata ai 49 milioni di euro che la Lega è stata condannata a restituire allo Stato.

Da allora, secondo i promotori del comitato, quella struttura sarebbe stata sostanzialmente congelata, privata di una reale attività politica e sottoposta a una gestione commissariale.

Al vertice c’è Igor Iezzi, deputato leghista e commissario della Lega Nord, considerato vicino a Salvini. Ed è proprio sulla gestione commissariale che Pini concentra le sue accuse.

«Il nostro comitato nasce per ottenere la convocazione del congresso della Lega Nord, per sbloccare il simbolo e scongelare il vecchio partito», spiega Pini all’Ansa.

Il progetto, assicura, non nasce da un’operazione nostalgica. Al contrario, la rivendicazione è quella di un ritorno alle regole interne e alla partecipazione degli iscritti.

«Non è nostalgia, vogliamo libere elezioni»

La raccolta delle firme è già partita. «Siamo partiti da tre giorni e siamo già a un centinaio», racconta Pini, precisando che si tratta, almeno in questa fase, di militanti senza ruoli di primo piano provenienti da diverse aree del Nord.

Il punto politico, secondo i promotori, è semplice: riportare la Lega Nord a una condizione di agibilità politica, attraverso un congresso e nuove elezioni per tutte le cariche federali.

«Vogliamo ottenere la convocazione del congresso e andare a libere elezioni per rinnovare tutte le cariche federali della Lega Nord», sostiene Pini. E aggiunge un elemento destinato a rendere l’iniziativa ancora più significativa: una volta raggiunto l’obiettivo, il comitato potrebbe anche sciogliersi.

Nessuna pretesa, dunque, di costruire l’ennesima corrente o un partito parallelo, almeno nelle intenzioni dichiarate. Il vero obiettivo sarebbe creare un contenitore nel quale gli ex militanti possano tornare a fare politica e decidere autonomamente quale strada imboccare in vista delle prossime elezioni.

Persino il nome, spiega Pini, potrebbe essere cambiato. «Possiamo anche cambiare il nome della Lega Nord», dice. Ciò che conta, nella sua ricostruzione, è riaprire uno spazio politico oggi chiuso.

Una partita che tocca Salvini

È però difficile leggere questa iniziativa senza inserirla nel confronto, ormai da tempo latente, sulla trasformazione della Lega.

La svolta impressa da Salvini ha portato il partito oltre i confini originari della Lega Nord, trasformandolo in una forza a vocazione nazionale e sovranista. Una scelta che ha consentito al Carroccio di conquistare consensi ben oltre il tradizionale bacino settentrionale, ma che ha progressivamente ridimensionato il ruolo politico e organizzativo della vecchia struttura federale.

È proprio contro questa evoluzione che si concentra la critica di Pini. Secondo l’ex parlamentare, negli ultimi anni la Lega Nord sarebbe stata privata di ogni reale possibilità di iniziativa politica, con le sezioni accorpate e il tesseramento sostanzialmente fermato.

«Da sei anni l’attività politica della Lega Nord è bloccata totalmente», accusa Pini, indicando nella gestione del commissario Iezzi uno degli strumenti attraverso i quali sarebbe stata congelata la vecchia organizzazione. Una situazione che, a suo giudizio, avrebbe favorito il progetto sovranista di Salvini, definito senza mezzi termini «fallimentare».

Parole che trasformano una questione apparentemente interna e statutaria in un problema eminentemente politico.

Nessuna alleanza con i frondisti

Pini, però, tiene a prendere le distanze dalle altre anime critiche del Carroccio. In particolare da quei dirigenti che negli ultimi mesi hanno espresso perplessità sulla linea di Salvini.

Il riferimento è soprattutto ai governatori del Nord, a partire da Attilio Fontana, e al senatore Massimiliano Romeo, esponente dell’area più critica nei confronti della leadership nazionale.

«Stanno facendo un percorso diverso», precisa Pini, sottolineando che si tratta di valutazioni «di natura più politica e culturale» e di distinguo sulla linea del segretario federale.

Il comitato, insomma, non vuole trasformarsi in una nuova corrente interna né cerca l’investitura di qualche big del partito. «Noi non facciamo appello a nessuno», è la linea.

Una precisazione che può essere letta anche come una scelta strategica: evitare, almeno all’inizio, che la battaglia per il congresso venga interpretata come una semplice operazione di opposizione a Salvini.

La vera posta in gioco è il simbolo

Dietro la richiesta di un congresso, tuttavia, c’è qualcosa di più della semplice convocazione di un’assemblea.

C’è il tema del simbolo, della struttura federale, del patrimonio politico e organizzativo della Lega Nord e, soprattutto, della possibilità che quella vecchia identità possa tornare a essere utilizzata come spazio politico autonomo.

È questo il punto che rende l’iniziativa potenzialmente scomoda per Salvini.

La Lega Nord, infatti, potrebbe essere stata messa ai margini della trasformazione nazionale del partito, ma non è mai stata completamente cancellata. E ora un gruppo di militanti prova a riaprire quella porta attraverso lo strumento più difficile da neutralizzare in una formazione politica: il rispetto delle regole statutarie e la richiesta di elezioni.

Se il congresso venisse convocato, la questione cesserebbe di essere una battaglia di pochi ex dirigenti e diventerebbe una partita formale sul futuro della struttura federale.

Per ora il comitato conta le firme e prepara le proprie mosse. Pini avverte già che, in assenza di una convocazione, potrebbero arrivare azioni legali.

La sfida, dunque, è appena cominciata. E il messaggio politico è piuttosto chiaro: la vecchia Lega Nord non si considera ancora definitivamente archiviata.

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