5 Settembre 2026, sabato
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Droni su Lipsia, Berlino accusa Mosca: «Un attacco ibrido, non un episodio isolato»

Dobrindt e Wadephul indicano nella Russia la responsabilità del tentato attacco all’aeroporto. Von der Leyen: «L’Europa resterà unita e arriveranno risposte chiare»

La Germania alza il livello dell’allerta e punta direttamente il dito contro Mosca. Il tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia, avvenuto il 4 agosto, non sarebbe infatti un episodio riconducibile a un’iniziativa isolata: secondo il governo tedesco, dietro l’operazione ci sarebbe la Russia, nel quadro di una più ampia strategia di pressione ibrida nei confronti dell’Europa.

A mettere nero su bianco l’accusa è il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt, che, insieme al ministro degli Esteri Johann Wadephul, ha riferito sulle conclusioni raggiunte dagli apparati investigativi e di intelligence.

«Le indagini della polizia, le modalità operative e le informazioni dell’intelligence provano la responsabilità russa per il tentato attacco all’aeroporto di Lipsia», ha dichiarato Dobrindt. Una valutazione che, secondo il ministro, porta il governo federale a una conclusione precisa: la Russia sarebbe responsabile dell’attacco ibrido avvenuto a Lipsia il 4 agosto.

Ma è soprattutto un passaggio a conferire alla vicenda una dimensione più ampia. Berlino, infatti, non considera quanto accaduto un fatto circoscritto.

«Non consideriamo Lipsia come un evento isolato, ma lo vediamo in combinazione con ulteriori azioni ibride», ha spiegato Dobrindt. Una formula che richiama quella crescente zona grigia in cui sabotaggi, operazioni clandestine, cyberattacchi, disinformazione e azioni condotte attraverso strumenti non convenzionali possono diventare parte di una strategia di destabilizzazione senza arrivare alla soglia di un conflitto militare dichiarato.

Lo stesso ministro ha però posto un limite alla lettura più allarmistica della situazione: «Non siamo in guerra».

Von der Leyen: «La solidarietà europea è piena»

La vicenda di Lipsia ha immediatamente assunto una dimensione europea. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, dopo un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha espresso la piena solidarietà dell’Unione alla Germania.

In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, von der Leyen ha definito quanto accaduto un attacco ibrido russo e ha avvertito che azioni di questo tipo non resteranno prive di conseguenze.

«Gli attacchi ibridi non passeranno senza una risposta chiara», ha scritto, sottolineando la necessità di mantenere compatto il fronte europeo di fronte a quelli che ha definito «atti gravi» e in continua escalation.

Secondo la presidente della Commissione, l’obiettivo di Mosca sarebbe anche quello di alimentare «sfiducia e paura nelle nostre società». Un tentativo che, nella sua valutazione, è destinato a fallire: l’Europa, ha assicurato, continuerà a restare unita e non farà venire meno il proprio sostegno all’Ucraina.

Il messaggio politico è dunque duplice: da una parte la Germania rivendica la necessità di proteggere le proprie infrastrutture e rafforzare la risposta alle minacce ibride; dall’altra Bruxelles vuole evitare che episodi di questo genere riescano a produrre divisioni tra gli Stati membri.

La partita si sposta ora sul terreno europeo

Il caso Lipsia è destinato a essere discusso ai massimi livelli. Von der Leyen ha annunciato che la questione sarà affrontata nel bilaterale con il segretario generale della Nato Mark Rutte, mentre l’eventuale risposta sul piano delle sanzioni sarà preparata dai ministri degli Esteri dell’Unione nella loro prossima riunione, sotto la presidenza irlandese.

È proprio questo il punto che potrebbe trasformare un episodio avvenuto nei cieli di Lipsia in un nuovo dossier europeo sulla sicurezza.

L’accusa tedesca non riguarda soltanto l’uso dei droni, ma il presunto inserimento dell’operazione all’interno di una più vasta strategia ibrida russa. Se confermata e accompagnata da ulteriori elementi investigativi, questa lettura potrebbe spingere gli Stati membri a rafforzare le misure di protezione delle infrastrutture strategiche e, parallelamente, a valutare nuove forme di deterrenza.

Berlino, intanto, manda un segnale netto: l’attacco di Lipsia non viene archiviato come un incidente isolato. Bruxelles raccoglie il messaggio e promette una risposta comune. La linea rossa, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, resta però quella indicata da Dobrindt: l’Europa è sotto pressione, ma non è in guerra.

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