5 Settembre 2026, sabato
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L’Unità d’Italia fu davvero una conquista? Le regie internazionali dietro la spedizione dei Mille

Garibaldi, Cavour, il ruolo di Londra e Parigi, il controllo del Mediterraneo e la nascita del Regno d’Italia: una rilettura critica del Risorgimento che mette in discussione la narrazione tradizionale e si interroga sugli interessi economici e geopolitici delle grandi potenze.

A cura di Gilberto Borzini

Il cosidetto “risorgimento italiano” fu governato da Londra per attribuire a un Reame fantoccio il controllo del Mediterraneo in vista dell’apertura del Canale di Suez.

Basta domandarsi come fu possibile per Garibaldi, con pochi uomini impreparati e male armati, penetrare in Sicilia, combattere a Calatafimi nell’estate del 1860 e consegnare l’Italia unita al Re nel 1861, solamente un anno dopo. La risposta è perché la missione di Garibaldi fu concertata molto prima, concordata tra le potenze del tempo e, di conseguenza, non incontrò alcun  ostacolo reale, se non qualche scaramuccia di facciata.

Il più sorpreso della realizzazione dell’unità d’Italia fu il Re, che proprio non se l’aspettava ma lasciava fare a Cavour, super esponente della Massoneria londinese, la stessa a cui si riferivano Mazzini e Garibaldi.

Londra e Parigi progettavano il Canale di Suez ponendosi la necessità del controllo del Mediterraneo e delle merci che da lì sarebbero transitate anziche perimetrare l’Africa come si usava fino ad allora navigare.

Londra controllava Malta, flirtava con l’Egitto e l’Arabia, disponeva di Gibilterra, a controllare il passaggio tra Mediterraneo e Oceano Atlantico, ma non si percepiva sicura.

La Francia imperversava in Algeria e Marocco, temeva l’espansione Turca e quella austriaca con quell’Impero che si affacciava sull’Adriatico.

L’Italia di allora era espressione geografica, arlecchinata di Governi affiliati a Reami diversi. La fusione sotto un unico Reame fantoccio, testa di legno per conto delle potenze imperiali, si risolse nell’iniziativa affidata, come d’uso, ad un’organizzazione internazionale, ovunque ramificata negli ambienti che contano, e soprattutto talmente non governativa da poter evitare pericolosi apparentamenti.

A Marsala furono gli inglesi a cannoneggiare i Borboni consentendo l’approdo ai Mille. Nella risalita, rapida e impetuosa, dello stivale i Borboni non opposero mai eccessive forze, allertati soprattutto da Madrid che iniziava ad avere serie gatte da pelare in Sud America e in Sud America inviava i propri militari, tanto che trent’anni più tardi perse tutte le colonie con la Guerra Ispano Americana cedendo agli USA il controllo politico dell’intero continente.

Domandiamoci come potè Garibaldi impiegare un solo anno mentre la Russia di Putin guerreggia da quattro anni per conquistare un territorio meno vasto.

Domandiamoci perché Cavour spedì i Bersaglieri in Crimea nel ’53 al fianco di Francia, Inghilterra e Turchia, gli stessi interessati al successivo controllo del Mediterraneo.

E osserviamo che tutto il resto, tutto il racconto, tutta la Storia per come viene insegnata nelle scuole con la sua prosopopea, la retorica e propaganda, altro non è che invenzione dove spacciare per “ideale” il controllo militare dei commerci, per “volontà popolare” il controllo politico dei territori, per “eroi” volgari mercenari al soldo del migliore offerente.

Domandiamoci, infine, chi permise al Re Fantoccio di devastare il Meridione, di predarlo, di sradicarne industrie e risorse e a vantaggio di chi quelle azioni vennero prodotte.

Potremmo scoprire che nel XIX° secolo l’Italia era il Paese povero dove conveniva delocalizzare, il pezzo d’Europa da cui la gente espatriava e fuggiva in cerca di un tozzo di pane.

Perchè le logiche dell’Economia e del Capitale erano ieri le stesse di oggi, e la forza lavoro necessaria all’industria va sottratta a colpi di fame e miseria dai campi di cotone come dalle risaie, raccontando ai nuovi schiavi industriali e metropolitani la bellissima favola della loro conquistata libertà negli slum di Londra o di Detroit così come nelle miniere del Belgio.

A leggerla bene la Storia ci racconta tante cose utili.

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