Un’escalation di violenza verbale, sfociata in minacce esplicite e circostanziate, ha spinto il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, a rivolgersi alle autorità. Venerdì 24 luglio il primo cittadino si è presentato in Questura per formalizzare una denuncia-querela in seguito alla raffica di attacchi ricevuti online dopo gli scontri avvenuti nel centro storico durante la manifestazione per Abderrahim Fakir.
Negli ultimi giorni, il clima attorno alla figura del sindaco si è progressivamente inasprito. Non si è trattato soltanto di critiche o prese di posizione pubbliche sui social network, ma di una vera e propria ondata d’odio che ha travalicato i confini del confronto civile. Secondo quanto emerso, accanto ai commenti visibili a tutti si sarebbero moltiplicati messaggi privati contenenti minacce di morte, in alcuni casi corredate da riferimenti specifici, come indirizzi e dettagli personali.
Un livello di aggressività che ha richiesto un’attenta valutazione anche da parte dell’ufficio legale di Palazzo d’Accursio, impegnato a esaminare il materiale raccolto. Di fronte alla gravità dei contenuti, Lepore ha quindi deciso di procedere formalmente per tutelare la propria sicurezza e quella delle istituzioni che rappresenta.
Non è la prima volta, in queste settimane, che il sindaco si reca negli uffici della Questura: pochi giorni prima aveva infatti accompagnato i familiari di Abderrahim Fakir, al centro della manifestazione che ha poi innescato tensioni e disordini.
La scelta di presentare denuncia segna un passaggio importante nella gestione di un fenomeno sempre più diffuso: l’odio digitale che si traduce in minacce concrete. Un segnale, anche simbolico, che richiama l’attenzione sulla necessità di contrastare con fermezza derive violente nel dibattito pubblico, soprattutto quando queste colpiscono rappresentanti istituzionali.
