Matteo Renzi replica alle critiche politiche chiamando in causa una delle ferite più dolorose della recente storia torinese: la tragedia di Piazza San Carlo. Una scelta che Chiara Appendino giudica inaccettabile, perché – sottolinea – il rispetto per quanto accaduto il 3 giugno 2017 dovrebbe sottrarre quella vicenda a qualsiasi strumentalizzazione.
L’ex sindaca di Torino, oggi deputata del Movimento 5 Stelle, rivendica di aver sempre affrontato i procedimenti giudiziari “a testa alta”, senza sottrarsi al confronto nelle sedi opportune. Un percorso personale e istituzionale che si intreccia con una questione più ampia, ancora aperta nel dibattito pubblico: quali sono i confini della responsabilità penale di un sindaco rispetto a eventi che si verificano nello spazio pubblico, inclusi episodi imprevedibili come il panico generato da azioni criminali?
È un interrogativo che, osserva Appendino, coinvolge tutti i primi cittadini e alimenta quella diffusa “paura della firma” che molti amministratori locali conoscono bene. Non a caso, ricorda, su questo tema ha ricevuto solidarietà trasversale da sindaci ed ex sindaci di diversi schieramenti politici. Tra questi, anche lo stesso Renzi.
Il punto, tuttavia, è proprio qui: il cambio di atteggiamento dell’ex presidente del Consiglio. Appendino richiama esplicitamente una presa di posizione del 28 gennaio 2021, all’indomani della sentenza di primo grado, quando Renzi le espresse pubblicamente vicinanza e auspicò la sua assoluzione, rivendicando un approccio garantista e prendendo le distanze da chi utilizza i processi come arma politica.
Da allora, evidenzia la deputata pentastellata, nulla è mutato sul piano giudiziario. Ciò che appare cambiato, invece, è la postura politica del leader di Italia Viva: “garantista quando conviene, giustizialista quando serve”. Una trasformazione che Appendino legge come funzionale allo scontro politico, accusando Renzi di volerla delegittimare e silenziare.
La replica si chiude con una dichiarazione netta: il tentativo di spostare il confronto sul terreno giudiziario non scalfisce la sua posizione né limita la sua libertà di espressione. Per Appendino, la vera partita resta quella politica. Ed è lì che chiede di tornare.
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