2 Agosto 2026, domenica
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Sparò al ladro in fuga, condanna definitiva per il tabaccaio di Pavone Canavese

Chiuso il caso del colpo di pistola nella notte del 2019: un anno e otto mesi, pena sospesa. I giudici: omicidio colposo, in un contesto di difesa putativa.

La parola fine arriva senza passare dalla Cassazione. Franco Iachi Bonvin, 74 anni, il tabaccaio di Pavone Canavese (Torino) che nella notte del 7 giugno 2019 sparò a un ladro durante un furto nel suo negozio, è stato condannato in via definitiva a un anno e otto mesi di reclusione. I suoi legali hanno rinunciato al ricorso, chiudendo così una vicenda che per anni ha diviso opinione pubblica e tribunali.

La pena, stabilita dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, non comporterà il carcere: sono state riconosciute le attenuanti e concessa la sospensione condizionale. Una decisione che ridimensiona la condanna di primo grado — cinque anni inflitti dal Tribunale di Ivrea — e che inquadra i fatti come omicidio colposo.

Quella notte

È notte fonda quando l’allarme rompe il silenzio. Bonvin sta dormendo al piano superiore dell’edificio in cui vive e lavora. Si affaccia dal balcone: sotto, nel buio, tre uomini con il volto coperto stanno caricando su un furgone una macchina cambiamonete appena sottratta dal suo bar-tabacchi.

In pochi istanti prende una decisione. Afferra il revolver calibro .357, detenuto legalmente, torna sul balcone e spara. Più colpi, diretti verso il basso. Uno centra alla schiena uno dei ladri, che muore.

Per i giudici non c’è stata volontà di uccidere, ma una reazione sproporzionata in una situazione percepita come pericolosa. La Corte ha parlato di una dinamica “assimilabile alla legittima difesa putativa”: la convinzione, anche se non pienamente giustificata, di trovarsi di fronte a un pericolo imminente.

La sentenza e il contesto

La riqualificazione del reato segna il punto di equilibrio trovato in appello: responsabilità penale, ma attenuata dalle circostanze e dal contesto. Bonvin non andrà in carcere, ma la sua condotta resta punibile.

Una linea sottile, quella tracciata dai giudici, tra diritto alla difesa e uso eccessivo della forza. Una linea che in questi anni ha alimentato discussioni ben oltre i confini del piccolo comune del Canavese.

Un paese diviso, poi solidale

Nei giorni successivi al fatto, Pavone Canavese si era stretto attorno al suo tabaccaio. Il 12 giugno 2019 circa mille persone parteciparono a una fiaccolata in suo sostegno. In molti parlarono di esasperazione: il negozio era stato colpito più volte da furti e rapine.

“Era allo stremo”, raccontavano allora i residenti. Una frase che riassume il clima di tensione di quei giorni e che, in parte, aiuta a leggere anche la decisione finale della giustizia.

Una storia che resta

Con la condanna definitiva si chiude il capitolo giudiziario. Resta però una storia che continua a interrogare: fin dove può spingersi la difesa di sé e dei propri beni? E quando la paura diventa un errore irreparabile?

Domande senza risposte semplici, che questa vicenda riporta, ancora una volta, al centro del dibattito.

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