14 Luglio 2026, martedì
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Golfo in fiamme: Hormuz chiuso, escalation militare e regione sull’orlo del caos

Missili, raid e tensioni incrociate tra Iran e Stati Uniti scuotono il cuore energetico mondiale, mentre i Paesi del Golfo tra crisi e lutto mostrano una stabilità sempre più fragile.

La crisi nello Stretto di Hormuz entra in una fase apertamente conflittuale. Secondo fonti americane citate da Axios, il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha colpito con un missile una nave mercantile battente bandiera cipriota mentre tentava di attraversare il cruciale corridoio marittimo. L’imbarcazione avrebbe riportato gravi danni, segnando un ulteriore salto di qualità nello scontro che si consuma in una delle rotte energetiche più strategiche al mondo.

A rendere ancora più incandescente il quadro è stata la successiva decisione della Marina dei Pasdaran di dichiarare la chiusura dello Stretto “fino a nuovo avviso”. Una mossa che, se confermata e mantenuta, avrebbe conseguenze immediate sugli equilibri energetici globali e sui mercati. Il messaggio politico di Teheran è stato esplicitato senza ambiguità da Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione parlamentare per la politica estera e la sicurezza nazionale, che su X ha rivendicato: “Abbiamo preso il controllo dello Stretto con la forza e lo conserveremo con la forza”.

La risposta degli Stati Uniti non si è fatta attendere. Washington ha condotto una nuova serie di raid nell’area — la terza nell’arco di una settimana — in quello che appare come un tentativo di ristabilire la libertà di navigazione e contenere l’iniziativa iraniana. Il presidente Donald Trump, in un’intervista rilasciata a NBC, ha offerto una lettura diametralmente opposta della situazione sul campo: “Lo Stretto di Hormuz è aperto, li abbiamo bombardati pesantemente”, ha dichiarato, sottolineando la determinazione americana a mantenere il controllo della rotta.

Mentre la tensione militare cresce, il Golfo è attraversato anche da un momento di lutto condiviso. Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno proclamato giorni di lutto nazionale per la morte dell’emiro padre del Qatar, Hamad bin Khalifa al Thani, figura centrale nella recente storia politica ed economica della regione.

La Corte Reale del Bahrein ha annunciato quattro giorni di lutto ufficiale, con bandiere a mezz’asta nelle istituzioni e nelle sedi diplomatiche all’estero, su disposizione del re Hamad bin Isa Al Khalifa. Analoghe misure sono state adottate dall’emiro del Kuwait, Meshal Al Ahmad Al Jaber, e dalle autorità degli Emirati Arabi Uniti, a testimonianza del peso simbolico e politico della scomparsa.

In un contesto già segnato da fragili equilibri, la concomitanza tra escalation militare e lutto regionale contribuisce a delineare uno scenario di estrema volatilità, in cui le dinamiche locali si intrecciano con gli interessi globali, rendendo lo Stretto di Hormuz ancora una volta epicentro delle tensioni internazionali.

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