Un agguato nella notte, pochi istanti di violenza e una casa trasformata in teatro di un attacco che riporta al centro della cronaca criminale la Sibaritide. Nel territorio di Cassano all’Ionio, in provincia di Cosenza, i colpi d’arma da fuoco esplosi nei pressi dell’abitazione di Damiano Pepe, 64 anni, hanno provocato la morte della moglie, Silvana Sibarelli, e il grave ferimento dell’uomo, considerato dagli inquirenti un elemento di spicco della criminalità organizzata della zona.
L’azione è avvenuta intorno alla mezzanotte, in contrada Lattughelle. La dinamica esatta dell’attacco è ancora al vaglio degli investigatori, ma le prime informazioni delineano uno scenario particolarmente inquietante: un’azione armata che avrebbe coinvolto almeno due persone e che ha lasciato sul terreno una vittima e un uomo ferito, il cui nome è legato a una lunga vicenda giudiziaria e alle tensioni che hanno attraversato negli anni gli ambienti criminali della Sibaritide.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Cassano all’Ionio, impegnati nei primi accertamenti per ricostruire la sequenza dei fatti, individuare eventuali responsabilità e chiarire se l’agguato sia riconducibile a dinamiche interne alla criminalità organizzata.
Pepe ricoverato a Cosenza, sottoposto a intervento chirurgico
Le condizioni di Damiano Pepe hanno richiesto il trasferimento all’ospedale Annunziata di Cosenza, dove l’uomo è stato ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza e sottoposto a un intervento chirurgico. Secondo le informazioni disponibili, non sarebbe in pericolo di vita.
Pepe sarebbe stato raggiunto alle spalle dai proiettili, esplosi con un’arma che, secondo le prime ricostruzioni, potrebbe essere stata lunga. Un particolare che dovrà essere verificato attraverso i rilievi tecnici, l’analisi dei reperti balistici e gli altri elementi raccolti sulla scena dell’agguato.
Resta da stabilire come si siano mossi gli aggressori, da quale direzione abbiano sparato e se avessero pianificato l’attacco nei dettagli. Sono aspetti decisivi per comprendere la natura dell’azione e per verificare se chi ha fatto fuoco conoscesse le abitudini della coppia o avesse atteso un momento preciso per entrare in azione.
La morte di Silvana Sibarelli rappresenta l’aspetto più drammatico della vicenda. Le informazioni finora disponibili non consentono di definire con precisione il ruolo della donna nella dinamica dell’attacco né di stabilire se fosse direttamente coinvolta nell’obiettivo degli aggressori. Saranno le indagini a chiarire le circostanze della sua morte e a ricostruire quanto accaduto nei momenti immediatamente precedenti e successivi agli spari.
Una storia giudiziaria lunga 26 anni di carcere
Il nome di Damiano Pepe è conosciuto dagli investigatori per i suoi trascorsi giudiziari e per la posizione che gli viene attribuita negli ambienti della criminalità organizzata della Sibaritide. Nel 2019 l’uomo è uscito dal carcere dopo aver scontato 26 anni di detenzione per un omicidio.
Un passato che costituisce un elemento rilevante per inquadrare il profilo della persona finita nel mirino del commando, ma che non basta, da solo, a stabilire le ragioni dell’agguato. Al momento, infatti, non risultano elementi sufficienti per attribuire con certezza l’attacco a una specifica organizzazione criminale, individuare i mandanti o collegare l’episodio a una precisa contrapposizione tra gruppi rivali.
Il lavoro degli investigatori dovrà muoversi proprio su questo terreno: verificare se esistano segnali di una nuova escalation, se negli ultimi tempi si siano manifestate tensioni riconducibili a vecchi contrasti e se l’azione possa inserirsi in una strategia di regolamento di conti. Si tratta, allo stato, di ipotesi investigative da accertare, non di conclusioni già raggiunte.
Il precedente del fratello ucciso nel 2002
Nella ricostruzione del contesto familiare e criminale assume rilievo anche la vicenda di Eduardo Pepe, fratello di Damiano, ucciso nel 2002 durante una guerra tra clan. Un precedente che richiama una stagione di contrapposizioni violente e che potrebbe essere esaminato dagli investigatori per verificare eventuali connessioni con l’attuale episodio.
Il riferimento alla morte di Eduardo non consente tuttavia di stabilire un legame diretto tra i fatti di allora e l’agguato di questa notte. La distanza temporale è considerevole e ogni eventuale continuità tra vecchi conflitti e nuove azioni dovrà essere dimostrata attraverso riscontri concreti.
È proprio la ricostruzione dei rapporti tra i protagonisti della vicenda, delle eventuali rivalità ancora aperte e delle possibili trasformazioni degli equilibri criminali locali a rappresentare uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta. Gli investigatori dovranno distinguere gli elementi documentati dalle suggestioni legate al passato, evitando che la storia giudiziaria dei soggetti coinvolti finisca per sostituire la prova delle responsabilità.
Le indagini sulla matrice dell’agguato
I carabinieri stanno lavorando per ricostruire la dinamica dell’attacco e identificare le persone che avrebbero preso parte all’azione. Tra gli elementi potenzialmente utili figurano i reperti balistici, le tracce eventualmente lasciate dagli aggressori, le testimonianze di chi potrebbe aver sentito gli spari o notato movimenti sospetti e ogni altro dato in grado di chiarire la sequenza degli eventi.
Un ruolo importante potrebbe essere svolto anche dalla verifica di eventuali sistemi di videosorveglianza presenti nella zona e lungo le possibili vie di accesso e di fuga. La disponibilità di immagini, se esistenti, potrebbe contribuire a definire il numero dei partecipanti, i loro spostamenti e gli eventuali mezzi utilizzati.
Resta centrale l’accertamento del movente. L’identità della persona presa di mira, i suoi precedenti giudiziari e il contesto territoriale orientano inevitabilmente l’attenzione verso la pista mafiosa, ma non autorizzano a considerarla già dimostrata. Saranno gli elementi raccolti durante l’inchiesta a stabilire se si sia trattato di una vendetta, di un regolamento di conti, di un conflitto legato agli assetti criminali oppure di un’azione maturata per ragioni differenti.
L’agguato di contrada Lattughelle riporta così la Sibaritide al centro di una vicenda nella quale si intrecciano violenza armata, un passato segnato da lunghi procedimenti giudiziari e una morte che rende ancora più grave il bilancio dell’attacco. Mentre Damiano Pepe resta ricoverato a Cosenza, l’indagine dovrà dare un nome agli esecutori, ricostruire le responsabilità e chiarire perché, nella notte, qualcuno abbia deciso di colpire.
Per ora, il dato più netto è quello di una donna morta e di un uomo ferito in un’azione che gli investigatori sono chiamati a decifrare. Tutto il resto, dal movente alla matrice criminale, resta affidato agli accertamenti.
