14 Luglio 2026, martedì
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Bomba contro Ranucci, la pista dell’intermediario in fuga: perquisizioni nel Napoletano e ombre sull’asse Italia-Africa

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’attentato al giornalista di Report: nel mirino un faccendiere legato a Lavitola, mentre l’imprenditore tenta di lasciare il Paese. Tra dichiarazioni difensive e rapporti personali, resta aperto il nodo del movente.

Prosegue senza sosta l’attività investigativa sull’attentato dinamitardo che il 16 ottobre 2025 ha colpito l’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia. Gli inquirenti hanno effettuato una perquisizione in un comune del Napoletano nell’abitazione di Gomes Clesio Tavares, figura ritenuta centrale nell’indagine: secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato lui l’intermediario tra il presunto mandante e il gruppo che ha materialmente collocato l’ordigno.

Tavares, faccendiere con legami consolidati con l’imprenditore Valter Lavitola, al momento risulterebbe all’estero, in Camerun. Nell’abitazione campana vive la compagna, ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti. Un elemento che rafforza il quadro investigativo, mentre si cerca di ricostruire la rete di contatti e responsabilità dietro l’attacco.

Parallelamente, gli investigatori avrebbero intercettato un possibile tentativo di fuga da parte dello stesso Lavitola, oggi indagato dalla Procura di Roma come presunto mandante dell’attentato. L’imprenditore aveva infatti acquistato un biglietto aereo con destinazione Africa. La perquisizione, effettuata la sera del 4 luglio, è scattata dopo che gli agenti lo avevano notato uscire dalla propria abitazione con un trolley, dettaglio che ha accelerato l’intervento.

Davanti ai pubblici ministeri, Lavitola ha respinto ogni accusa. «Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente», ha dichiarato nel corso di dichiarazioni spontanee. Subito dopo si è avvalso della facoltà di non rispondere, definendosi «sconcertato» per un’accusa che, a suo dire, contrasterebbe con il rapporto di «fraternità» che lo lega a Ranucci. Quanto a Tavares, l’imprenditore ha precisato di non averne favorito la partenza: «Si trova spesso in Camerun, lo dimostra il passaporto. Ora è lì per un affare legato ai carbon credit».

A rendere ancora più complesso il quadro è la posizione dello stesso Ranucci, che ha commentato l’inchiesta con parole improntate alla cautela ma anche a una certa fiducia personale. «È una notizia che mi ha lasciato stordito», ha dichiarato il giornalista, ricordando il rapporto costruito negli anni con Lavitola, anche dopo che quest’ultimo era stato oggetto di inchieste della trasmissione Report. «Sono convinto, finché non vedo le prove, della sua innocenza», ha aggiunto, pur sottolineando che, anche nell’eventualità di responsabilità accertate, non crederebbe a un’intenzione diretta di nuocere a lui o alla sua famiglia.

Un intreccio di relazioni personali, interessi economici e dinamiche investigative che rende il caso particolarmente delicato. Mentre la Procura di Roma prosegue nel lavoro di ricostruzione dei fatti, resta ancora da chiarire il movente dell’attentato e il ruolo preciso dei soggetti coinvolti. In un contesto segnato da ambiguità e legami trasversali, l’indagine si muove ora lungo un asse internazionale che potrebbe rivelarsi decisivo.

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