Un colpo alla testa sarebbe stato il gesto che ha causato la morte di Beatrice, la bambina di appena due anni trovata senza vita nella casa della madre a Bordighera lo scorso 9 febbraio. Ma il quadro emerso dall’autopsia racconta una vicenda ancora più drammatica: una piccola già provata da condizioni di salute compromesse, dalla denutrizione e da altre lesioni interne che delineano un lungo periodo di sofferenza.
Secondo quanto trapelato dagli accertamenti medico-legali, non ancora depositati ufficialmente alla Procura di Imperia, la causa principale del decesso sarebbe stata una emorragia cerebrale acuta provocata da un trauma alla testa, avvenuto presumibilmente nelle 48 ore precedenti alla morte. La bambina, dunque, si sarebbe sentita male mentre si trovava a Perinaldo insieme alla madre, alle sorelline e al compagno della donna.
Un dettaglio che rende ancora più drammatico l’esito della perizia: se fosse stato richiesto tempestivamente l’intervento dei soccorsi, Beatrice avrebbe potuto avere una possibilità di salvarsi. Una chiamata al 118, secondo le valutazioni dei consulenti, avrebbe potuto cambiare il destino della piccola.
Un corpo già segnato dalla sofferenza
L’esame autoptico ha evidenziato che il trauma cranico non era l’unico elemento preoccupante. Nel corpo della bambina sarebbero state individuate altre due emorragie: una a livello della parete intestinale e una ai reni. Lesioni che non avrebbero provocato direttamente il decesso, ma che indicano comunque una situazione fisica estremamente fragile e avrebbero potuto diventare pericolose nel tempo.
A rendere ancora più inquietante il quadro è il dato relativo alla nutrizione. I medici hanno riscontrato una steatosi epatica da malnutrizione, una patologia collegata a una carenza prolungata di proteine o a condizioni di digiuno e alimentazione insufficiente. In termini semplici, Beatrice non avrebbe ricevuto un apporto nutrizionale adeguato alle necessità di una bambina della sua età.
Secondo i periti, questa condizione non sarebbe comparsa negli ultimi giorni o nelle ultime settimane di vita, ma sarebbe stata il risultato di una situazione protratta nel tempo, probabilmente per circa un anno.
L’inchiesta e le accuse alla madre e al compagno
Per la morte della bambina sono detenuti la madre, Emanuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola. I due hanno sempre respinto ogni contestazione, dichiarandosi estranei alle accuse.
La tragedia era emersa la mattina del 9 febbraio, quando la madre aveva chiamato il 118 sostenendo che la figlia avesse difficoltà respiratorie. All’arrivo dei sanitari, però, erano stati notati alcuni lividi sospetti sul corpo della bambina, elementi che avevano fatto scattare gli approfondimenti investigativi della Procura di Imperia.
In una prima fase l’ipotesi investigativa aveva riguardato il reato di omicidio preterintenzionale. Secondo la ricostruzione iniziale degli inquirenti, Beatrice sarebbe morta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio e la madre avrebbe trasportato in auto il corpo della figlia già privo di vita prima di chiedere aiuto.
La svolta dalle testimonianze delle sorelle
La svolta nell’indagine è arrivata nei mesi successivi, quando le due sorelle maggiori della bambina hanno fornito agli investigatori una nuova versione dei fatti, raccontando episodi di presunte violenze e vessazioni che, secondo la loro testimonianza, si sarebbero ripetuti nel tempo.
A rafforzare il quadro accusatorio sarebbero stati anche alcuni elementi acquisiti dal telefono di Iannuzzi, tra cui fotografie che mostravano la bambina con segni sul volto e messaggi rivolti alla sorella maggiore.
Sulla base di questi nuovi elementi, la posizione della madre e del compagno è stata aggravata con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Entrambi, attraverso i propri difensori, hanno contestato la ricostruzione degli inquirenti e negato qualsiasi responsabilità.
Le sorelline lontane dalla famiglia, il dolore di una comunità
Le due sorelle di Beatrice sono state allontanate dal nucleo familiare e affidate a una struttura protetta. La zia paterna, Sonia Rao, ha manifestato la volontà di prendersi cura delle bambine chiedendone l’affidamento.
Nel frattempo resta ancora da fissare la data dei funerali della piccola, in attesa del nulla osta definitivo della Procura legato al completamento degli accertamenti medico-legali. La madre, detenuta nel carcere di Torino, ha ottenuto l’autorizzazione a partecipare alle esequie.
Una vicenda che continua a interrogare e a scuotere l’opinione pubblica: dietro la morte di Beatrice non c’è soltanto l’ipotesi di un singolo tragico episodio, ma il racconto di una bambina che, secondo gli elementi finora emersi, avrebbe vissuto una condizione di vulnerabilità e sofferenza rimasta troppo a lungo invisibile.
