2 Luglio 2026, giovedì
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Cospito resta al 41 bis: respinto il ricorso, confermato il carcere duro

Il Tribunale di Sorveglianza di Roma boccia l’istanza della difesa: nessuna revoca per l’anarchico detenuto a Sassari. Resta il regime speciale rinnovato dal Ministero della Giustizia

Alfredo Cospito resterà sottoposto al regime del 41 bis. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha respinto il reclamo presentato dalla difesa contro il provvedimento con cui il Ministero della Giustizia aveva disposto la proroga per ulteriori due anni del cosiddetto carcere duro. Una decisione che consolida la linea adottata dall’amministrazione penitenziaria nei confronti dell’anarchico, detenuto nel penitenziario di Sassari e già sottoposto al regime speciale dal 2022.

Il ricorso, depositato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini, mirava all’annullamento del decreto ministeriale, ritenuto dalla difesa non più giustificato alla luce delle condizioni attuali del detenuto. I giudici capitolini hanno però ritenuto infondate le argomentazioni, confermando integralmente la misura restrittiva.

Il 41 bis, introdotto per impedire ai detenuti di mantenere contatti con organizzazioni criminali o eversive, si traduce in un isolamento particolarmente rigido, con limitazioni drastiche alle comunicazioni e alla socialità. Nel caso di Cospito, il provvedimento si inserisce in un quadro giudiziario segnato da una condanna definitiva a 23 anni di reclusione per l’attentato del 2006 davanti alla Scuola Allievi Carabinieri: due ordigni esplosivi collocati all’esterno della struttura che, pur non causando vittime, sono stati qualificati dalla magistratura come strage contro la sicurezza dello Stato.

La conferma del regime speciale rappresenta un passaggio rilevante non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello politico e penitenziario. Il caso Cospito, infatti, negli ultimi anni ha alimentato un ampio dibattito pubblico sul perimetro e sull’applicazione del 41 bis, soprattutto quando esteso a soggetti appartenenti all’area dell’eversione anarchica.

Con la decisione del Tribunale di Sorveglianza, la posizione dell’amministrazione resta dunque salda: nessuna revisione, almeno per ora, delle condizioni detentive. Il carcere duro proseguirà fino alla nuova scadenza fissata dal Ministero, salvo eventuali ulteriori sviluppi giudiziari.

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