Una frattura che si allarga e che rischia di segnare un nuovo capitolo nei rapporti già complessi tra Roma e il mondo tradizionalista. La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha proceduto a Écône, in Svizzera, alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio, nonostante l’esplicito invito del Papa a sospendere la cerimonia. Un gesto che, secondo il diritto canonico, configura una rottura formale con la Chiesa cattolica e comporta la scomunica latae sententiae — automatica — per tutti i partecipanti.
La celebrazione si è svolta secondo il rito tradizionale, con l’imposizione delle mani sul capo dei consacrandi, momento centrale dell’ordinazione episcopale, seguito dalle altre fasi liturgiche previste. A presiedere il rito è stato monsignor Alfonso de Galarreta, figura di riferimento della Fraternità, affiancato da monsignor Bernard Fellay nel ruolo di co-consacrante.
La decisione di procedere comunque ha rappresentato una sfida diretta all’autorità pontificia, riaprendo una ferita mai completamente rimarginata all’interno della Chiesa. Il nodo resta quello del riconoscimento dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II, terreno su cui da decenni si consuma il confronto — e spesso lo scontro — tra la Santa Sede e i lefebvriani.
Sul piano giuridico ed ecclesiale, la consacrazione episcopale senza autorizzazione pontificia è uno degli atti più gravi: non solo determina la scomunica immediata, ma sancisce una condizione di scisma, ovvero la separazione dalla comunione con la Chiesa di Roma. Un precedente storico risale al 1988, quando l’arcivescovo Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi senza il consenso di Giovanni Paolo II, provocando una rottura destinata a segnare profondamente il mondo cattolico tradizionalista.
Ora la storia sembra ripetersi. L’attenzione è tutta rivolta al Vaticano, da cui è attesa a breve una comunicazione ufficiale che chiarisca la portata canonica e pastorale dell’accaduto e indichi la linea che la Santa Sede intende seguire. In gioco non c’è soltanto una questione disciplinare, ma l’equilibrio delicato tra autorità, tradizione e unità della Chiesa universale.
