Caracas si è svegliata nel terrore. Due violentissime scosse di terremoto, a pochi minuti l’una dall’altra, hanno colpito il Venezuela seminando distruzione e panico dalla capitale fino a un’ampia area occidentale del Paese. La più forte, di magnitudo 7.5, ha provocato il crollo di centinaia di edifici e danni estesi alle infrastrutture. Il bilancio resta ancora incerto, ma le autorità locali non nascondono il timore di una tragedia su vasta scala.
Le prime conferme di vittime arrivano dal municipio di Chacao, tra le zone più colpite della capitale. Il sindaco ha parlato di morti senza fornire numeri, mentre le squadre di soccorso sono al lavoro tra le macerie. Scene di disperazione si registrano in tutta Caracas, dove migliaia di persone si sono riversate in strada in stato di shock, molte delle quali rimaste senza casa nel giro di pochi istanti.
Gravissimi i danni all’aeroporto internazionale, dove ampie porzioni del tetto sono crollate causando il caos tra i passeggeri e costringendo alla sospensione immediata dei voli. In parallelo, il sistema delle comunicazioni è andato in tilt sotto la pressione delle chiamate: milioni di venezuelani all’estero hanno cercato di mettersi in contatto con i familiari, rendendo le linee telefoniche rapidamente inutilizzabili. Per motivi di sicurezza è stato inoltre sospeso il rifornimento di gas.
Solo tre ore dopo le scosse principali, la presidente ad interim Delcy Rodríguez è intervenuta in televisione con un messaggio alla nazione, visibilmente provata. “Dopo i primi due eventi sismici abbiamo registrato almeno venti repliche”, ha dichiarato, annunciando lo stato di emergenza e invitando la popolazione a mantenere la calma: “Ora più che mai è necessario restare uniti per salvare vite”.
La comunità internazionale si è immediatamente mobilitata. Gli Stati Uniti hanno offerto assistenza, mentre dall’Europa sono arrivati messaggi di solidarietà. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso vicinanza “alle vittime e a chi è impegnato nei soccorsi”, mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez ha assicurato “tutto il sostegno della Spagna al popolo venezuelano in questo momento drammatico”.
Madrid guarda con particolare apprensione agli sviluppi della crisi: nel Paese iberico vive infatti la più numerosa comunità venezuelana d’Europa. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha confermato contatti con Caracas per coordinare eventuali aiuti, precisando che al momento non risultano cittadini spagnoli tra le vittime, pur invitando alla prudenza in attesa di una valutazione completa dei danni.
Tra gli edifici colpiti anche la sede dell’ambasciata italiana, situata nello stesso complesso del municipio di Chacao. L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito ha riferito di danni alla struttura, ma ha assicurato la piena operatività della rappresentanza diplomatica. Alcuni cittadini italiani e venezuelani rimasti senza abitazione sono stati temporaneamente accolti nella residenza dell’ambasciatore.
Intanto continua a crescere l’allarme per le condizioni di sicurezza nelle aree più devastate. Le squadre di emergenza lavorano senza sosta tra le macerie, mentre il Paese affronta una delle prove più dure della sua storia recente. L’allarme tsunami, inizialmente lanciato dopo le scosse, è rientrato, ma resta l’incubo delle repliche e di un bilancio che potrebbe aggravarsi nelle prossime ore.
