25 Giugno 2026, giovedì
HomeMondoPolitica nel MondoTrump attacca il Senato: “Sull’Iran un voto inutile”. La Casa Bianca vira...

Trump attacca il Senato: “Sull’Iran un voto inutile”. La Casa Bianca vira su economia e consenso interno.

Spaccatura tra il presidente e la maggioranza repubblicana sulla risoluzione che limita i poteri di guerra. Intanto Washington prepara il cambio di agenda in vista delle midterm, mentre Islamabad annuncia la ripresa dei contatti tecnici tra Teheran e Stati Uniti

Donald Trump alza i toni contro il Senato e, soprattutto, contro il suo stesso partito. La risoluzione approvata dall’aula – con un margine risicato di 50 voti favorevoli contro 48 – che mira a limitare i poteri del presidente in materia di intervento militare in Iran viene liquidata dal tycoon come “inopportuna e priva di significato”. Un giudizio netto che certifica una frattura politica tutt’altro che marginale all’interno del fronte repubblicano.

Il provvedimento, pur avendo un valore prevalentemente simbolico, rappresenta un segnale politico chiaro: il Congresso intende riaffermare il proprio ruolo nelle decisioni di guerra, chiedendo la cessazione delle ostilità con Teheran in assenza di un’esplicita autorizzazione parlamentare. Un richiamo ai principi costituzionali che, tuttavia, si scontra frontalmente con la linea della Casa Bianca.

La presa di posizione del Senato evidenzia il crescente disagio di una parte della maggioranza repubblicana rispetto alla gestione della crisi iraniana, ma anche il timore che un’escalation militare possa trasformarsi in un boomerang elettorale. Non a caso, mentre sul piano istituzionale si consuma lo scontro, sul piano strategico l’amministrazione Trump sembra già proiettata altrove.

Secondo indiscrezioni raccolte da Politico, la Casa Bianca starebbe lavorando a un deciso cambio di narrativa in vista delle elezioni di metà mandato. L’obiettivo è chiaro: archiviare il dossier iraniano come tema dominante e riportare il dibattito pubblico sui risultati economici, terreno ritenuto più favorevole al presidente.

Una scelta tutt’altro che semplice, considerato il contesto internazionale ancora instabile, tra le tensioni persistenti in Medio Oriente – con particolare riferimento al Libano – e le informazioni contraddittorie sul possibile rilancio di un dialogo con Teheran. In questo scenario, dal Pakistan arriva un segnale di possibile distensione: fonti governative parlano di una ripresa, già dalla prossima settimana, dei colloqui tecnici tra Iran e Stati Uniti, un canale diplomatico che potrebbe contribuire a raffreddare la crisi.

Nel frattempo, Trump prepara il ritorno sul terreno a lui più congeniale: la campagna elettorale permanente. Nelle prossime settimane il presidente attraverserà il Paese con una serie di comizi, puntando a consolidare il consenso attraverso i cavalli di battaglia della sua amministrazione: il taglio delle tasse, la crescita dei mercati finanziari e la solidità – rivendicata – dell’economia americana.

Una strategia che mira a spostare l’attenzione dagli scenari di politica estera, percepiti come rischiosi e divisivi, verso questioni interne più immediate per l’elettorato. Resta però da capire se basterà a ricomporre le crepe all’interno del Partito repubblicano e, soprattutto, a neutralizzare l’impatto politico di una crisi internazionale che continua a incombere sull’agenda di Washington.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti