8 Luglio 2026, mercoledì
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Rifiuti, affari e fiamme: inchiesta shock sulla discarica di Gela

Cinque ai domiciliari, sequestrata la società che gestisce l’impianto di Timpazzo: oltre 10mila tonnellate di rifiuti smaltite illegalmente secondo l’accusa

Un sistema illecito strutturato, continuo e radicato nella gestione dei rifiuti urbani: è questo il quadro che emerge dall’operazione “PI-GRECO”, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Caltanissetta insieme al Reparto Territoriale di Gela. Un’indagine lunga quasi due anni – dall’agosto 2023 all’aprile 2025 – che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari personali e reali emessa dal G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Cinque le persone finite agli arresti domiciliari, indagate a vario titolo per traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale e gestione non autorizzata. Contestualmente, è stato disposto il sequestro preventivo della società “Impianti SRR ATO 4 Caltanissetta Provincia Sud S.r.l.”, che gestisce la piattaforma integrata per il trattamento dei rifiuti non pericolosi in contrada Timpazzo, a Gela.

L’inchiesta, supportata anche dall’ARPA Sicilia e da sofisticate attività tecniche – intercettazioni, videosorveglianza, pedinamenti e verifiche amministrative – ha acceso i riflettori su una gestione ritenuta sistematicamente irregolare del ciclo dei rifiuti. Secondo l’ipotesi accusatoria, amministratori, tecnici e operatori della società avrebbero aggirato le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, violando le norme per abbattere i costi e aumentare i margini economici.

Al centro dell’indagine la vasca “E” della discarica, dove – secondo gli investigatori – sarebbero stati smaltiti senza trattamento preliminare enormi quantitativi di rifiuti solidi urbani indifferenziati. Oltre 1.200 operazioni sospette documentate, per un volume complessivo stimato tra le 10mila e le 12mila tonnellate.

Non solo. I rifiuti organici provenienti dai comuni consorziati, che avrebbero dovuto essere sottoposti a processi di stabilizzazione per ridurne la temperatura e il potenziale inquinante, venivano frequentemente conferiti direttamente in discarica. Una prassi che, secondo gli inquirenti, avrebbe provocato numerosi episodi di autocombustione e incendi all’interno dell’impianto.

Il provvedimento del G.I.P. riconosce la solidità del quadro indiziario delineato dalla Procura antimafia nissena e introduce anche la responsabilità amministrativa della società ai sensi del decreto legislativo 231/2001. Secondo l’accusa, i vertici aziendali avrebbero agito nell’interesse dell’ente, senza adottare modelli organizzativi idonei a prevenire i reati, ottenendo un significativo risparmio sui costi di gestione e smaltimento.

Per garantire la continuità del servizio pubblico, il giudice ha disposto la nomina di un commissario giudiziale, che avrà il compito di gestire temporaneamente l’impianto.

L’operazione, supportata anche dal 9° Nucleo Elicotteri di Palermo e dai comandi territoriali dell’Arma, riporta al centro dell’attenzione il tema della gestione dei rifiuti in Sicilia, tra emergenze ambientali, interessi economici e presunte infiltrazioni illecite.

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