15 Agosto 2026, sabato
HomeItaliaCronacaBaby gang del web contro anziani e disabili: raid, video e umiliazioni...

Baby gang del web contro anziani e disabili: raid, video e umiliazioni social

Nel Cagliaritano perquisiti cinque minorenni tra i 14 e i 16 anni: per un anno avrebbero perseguitato vittime fragili documentando tutto su TikTok e Instagram

CAGLIARI – Un copione crudele, ripetuto con metodo e trasformato in spettacolo digitale. Non semplici bravate, ma una vera e propria strategia di vessazione sistematica ai danni dei più fragili: anziani e persone con disabilità, scelti come bersagli di una violenza tanto insistente quanto esibita.

È questo lo scenario emerso dall’indagine che questa mattina ha portato i Carabinieri della Compagnia di Cagliari a eseguire cinque perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti minorenni, tra i 14 e i 16 anni, nell’area della città metropolitana. Per tutti è scattata anche la notifica dell’informazione di garanzia: sono indagati, a vario titolo e in concorso, per atti persecutori.

L’operazione arriva al termine di un’inchiesta complessa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e condotta dai militari della Stazione di Assemini. Un lavoro investigativo paziente, fatto di riscontri sul territorio e monitoraggio digitale, che ha consentito di ricostruire nel dettaglio le attività del gruppo.

Secondo quanto emerso, i cinque ragazzi rappresentavano il nucleo stabile di una baby gang più ampia, capace di aggregare di volta in volta altri coetanei. Il teatro delle azioni era la strada: quartieri periferici e zone residenziali percorse a bordo di biciclette e monopattini elettrici, strumenti di mobilità trasformati in mezzi per colpire e fuggire rapidamente.

Le modalità erano sempre le stesse: pedinamenti insistenti, insulti gridati, minacce, atti di disturbo reiterati sotto le abitazioni delle vittime. Non mancavano episodi di danneggiamento, come calci e colpi ai portoni, né veri e propri lanci di oggetti – sassi, bottiglie, rifiuti – che aumentavano il livello di intimidazione. In alcuni casi le molestie sarebbero avvenute con cadenza quotidiana, trasformando la vita delle vittime in un incubo continuo.

Ma è soprattutto la dimensione digitale a rendere il quadro ancora più inquietante. Ogni episodio veniva ripreso con smartphone, montato e diffuso sui social network, in particolare TikTok e Instagram, alla ricerca di visibilità, consenso e approvazione. La violenza, così, non si esauriva nell’atto, ma si amplificava online, moltiplicando l’umiliazione delle vittime.

Proprio il tracciamento dei profili social e dei contenuti pubblicati ha rappresentato uno degli elementi chiave dell’indagine, contribuendo a consolidare un quadro probatorio definito dagli investigatori “grave e concordante”.

L’operazione di oggi riporta al centro dell’attenzione il fenomeno, sempre più diffuso, della devianza giovanile intrecciata con l’uso distorto dei social media. Un contesto in cui il confine tra gioco, sfida e violenza reale si assottiglia fino a scomparire, mentre la ricerca di visibilità online diventa motore di comportamenti sempre più estremi.

Magistratura e forze dell’ordine ribadiscono l’importanza di un doppio binario: repressione dei reati e prevenzione, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Al centro resta la tutela delle persone più vulnerabili e il diritto delle comunità a vivere in sicurezza, lontano da forme di violenza che, anche quando nascono tra adolescenti, possono lasciare segni profondi e duraturi.

Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, per gli indagati, vige la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti