29 Agosto 2026, sabato
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Italia, partita la sfida della logistica: Anas mette sul tavolo 43 miliardi per ridisegnare il Paese

Piano 2026-2035 tra grandi opere, manutenzione e porti strategici. Gemme: “Non servono più strade, ma connessioni intelligenti. Il futuro si gioca sull’ultimo miglio”

Un piano da 43,2 miliardi di euro per trasformare l’Italia in una piattaforma logistica centrale nel Mediterraneo, con cantieri già avviati nei principali nodi portuali e una strategia che punta dritto all’integrazione europea. È questa la rotta tracciata da Anas agli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica promossi da Confindustria a Roma, dove l’amministratore delegato Claudio Andrea Gemme ha delineato una visione industriale che supera la tradizionale idea di infrastruttura.

Non solo asfalto e viadotti, ma una rete intelligente capace di connettere porti, autostrade e flussi digitali. “Abbiamo triplicato la produzione in otto anni e oggi investiamo oltre 3 miliardi l’anno – ha spiegato Gemme – ma il punto non è quanto spendiamo, bensì dove e come. Ogni intervento deve rafforzare la competitività del sistema Paese”.

Il cuore del Piano Industriale 2026-2035 è una doppia direttrice: da un lato 27,6 miliardi destinati a nuove opere, dall’altro 15,6 miliardi per la manutenzione programmata, segnale di un cambio di paradigma che mette al centro la qualità e la durata delle infrastrutture esistenti. All’interno di questa strategia spiccano i 10 miliardi riservati alla rete TEN-T, l’ossatura dei corridoi europei dei trasporti. Una scelta che riflette una convinzione precisa: l’Italia può crescere solo rafforzando il proprio ruolo nei flussi continentali.

I numeri confermano una crescita strutturale. Dal 2017 al 2025 la produzione Anas è passata da 1,12 a 3,37 miliardi di euro, con un incremento medio annuo del 14,8%. Ancora più significativo il balzo delle nuove opere, quasi raddoppiate in due anni, mentre la manutenzione ha raggiunto livelli mai toccati prima, a quota 1,87 miliardi. Per il solo 2026 sono previsti investimenti complessivi per 3,34 miliardi, di cui 1,69 miliardi interamente finanziati per nuovi interventi.

Ma è sul terreno della logistica portuale che il piano rivela la sua dimensione più strategica. Qui si gioca la partita dell’“ultimo miglio”, quello decisivo per collegare le merci ai grandi corridoi internazionali. A Gioia Tauro, primo porto italiano per movimentazione container, Anas investirà 200 milioni per migliorare l’accessibilità, con un collegamento diretto tra il Gate Sud e l’autostrada A2. A Ravenna sono in corso interventi sulla SS67 Tosco-Romagnola per circa 70 milioni, mentre ad Ancona si lavora al potenziamento del collegamento tra il porto e la SS16 Adriatica.

Innovazione e digitalizzazione entrano a pieno titolo nella strategia: a Trieste è già operativa un’infrastruttura stradale intelligente da 2,7 milioni di euro che integra in tempo reale i dati del traffico con quelli dell’Autorità portuale, accelerando le operazioni doganali e riducendo i tempi di attraversamento.

È qui che si misura la vera sfida: non costruire di più, ma costruire meglio. “La logistica del futuro – ha sottolineato Gemme – si vince sulla fluidità dei nodi intermodali e sulla capacità di far viaggiare dati e merci alla stessa velocità”. In altre parole, il vantaggio competitivo non nasce dalla quantità di infrastrutture, ma dalla loro integrazione.

Con risorse già disponibili, cantieri aperti e una visione orientata ai corridoi europei, Anas prova così a ridisegnare la geografia economica del Paese. L’obiettivo è ambizioso: trasformare l’Italia da punto di passaggio a snodo centrale delle rotte globali.

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