6 Ottobre 2026, martedì
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Cina, la montagna dei debiti delle famiglie frena la crescita: 100 milioni in difficoltà

Boom del credito facile e aumento delle insolvenze: 300 miliardi di dollari di prestiti in sofferenza pesano sui consumi e mettono alla prova il sistema finanziario di Pechino

Cento milioni di cittadini alle prese con debiti difficili da sostenere, un sistema del credito al consumo cresciuto troppo in fretta e un’economia che fatica a ritrovare slancio: è questo il quadro che emerge dalla nuova fotografia sull’indebitamento delle famiglie cinesi. Una fotografia che racconta non solo una fragilità sociale crescente, ma anche un potenziale freno strutturale alla seconda economia mondiale.

Secondo le elaborazioni riportate da Bloomberg, basate su dati di Gavekal Dragonomics, il volume dei prestiti personali in sofferenza ha raggiunto nel 2025 almeno 2,22 trilioni di yuan, pari a circa 329 miliardi di dollari, con un aumento del 21% su base annua. Numeri che restituiscono la dimensione di un fenomeno ormai sistemico.

Una crisi silenziosa nei bilanci delle famiglie

La portata reale del problema è resa ancora più difficile da quantificare dalla crescente opacità dei dati ufficiali. Le autorità cinesi hanno infatti smesso di pubblicare statistiche aggregate sui prestiti personali deteriorati, costringendo gli analisti a ricostruzioni indirette. Gavekal Dragonomics ha esaminato i bilanci di 26 istituti di credito insieme ad altre fonti, delineando uno scenario in cui il debito problematico cresce più rapidamente di quanto emerga dalle cifre ufficiali.

Ulteriori stime dell’Istituto di Ricerca Finanziaria dell’Università di Zhejiang indicano che il sistema finanziario potrebbe trovarsi a gestire ogni anno tra i 2.000 e i 3.000 miliardi di yuan di crediti personali deteriorati. Alla fine del 2025, circa il 10,6% della popolazione adulta – su un totale di 1,1 miliardi di persone – risultava in ritardo nei pagamenti.

Il credito facile e il ruolo dei colossi tecnologici

Alla base dell’espansione del debito vi è soprattutto l’esplosione del credito a breve termine, reso estremamente accessibile dalle piattaforme digitali. Colossi tecnologici come Ant Group e ByteDance hanno svolto un ruolo cruciale, agendo da intermediari tra banche e consumatori e semplificando drasticamente l’accesso ai prestiti.

Il risultato è un mercato dinamico ma rischioso, con tassi di interesse che variano dal 4% fino a oltre il 24% annuo. Nonostante l’aumento delle insolvenze, la spinta commerciale di queste piattaforme resta aggressiva, alimentando un circolo che incentiva l’indebitamento anche tra le fasce più vulnerabili della popolazione.

Un sistema ancora senza rete di protezione

Nel giro di un decennio, il debito delle famiglie cinesi è quasi triplicato, arrivando a circa 83 trilioni di yuan. Formalmente, il livello di crediti deteriorati resta contenuto – meno del 3% del totale, contro circa il 4,8% negli Stati Uniti – ma il dato rischia di essere fuorviante.

Il vero nodo è l’assenza di un quadro normativo consolidato per la gestione delle insolvenze individuali. A differenza delle economie occidentali, la Cina non dispone di un sistema nazionale di fallimento personale che consenta ai cittadini di ristrutturare o cancellare i debiti. Un limite che potrebbe amplificare gli effetti sociali ed economici di una crisi diffusa.

La risposta di Pechino tra incentivi e controlli

Negli ultimi mesi, le autorità hanno iniziato a muoversi su più fronti. La Banca Popolare Cinese ha introdotto un programma straordinario che consente ai debitori con arretrati fino a 10.000 yuan di ripulire il proprio storico creditizio, a condizione di saldare i debiti entro marzo 2026. Una misura pensata per riattivare l’accesso al credito, ma di cui non si conosce ancora l’effettiva adesione.

Parallelamente, Pechino starebbe valutando un irrigidimento delle condizioni di prestito. Tra le ipotesi, un tetto ai tassi di interesse intorno al 12% annuo, in linea con le linee guida che fissano un limite massimo pari a quattro volte il Loan Prime Rate a un anno, attualmente al 3%.

Consumi deboli e crescita sotto pressione

La stretta sul credito arriva in un momento particolarmente delicato. Il sistema bancario è già impegnato a fronteggiare le conseguenze della crisi immobiliare e l’aumento delle insolvenze aziendali. Sebbene i dati ufficiali indichino un tasso di crediti deteriorati dell’1,5% a marzo, molti analisti ritengono che il valore reale sia significativamente più elevato.

In questo contesto, l’eccesso di debito delle famiglie rischia di trasformarsi in un freno strutturale ai consumi interni, proprio mentre Pechino cerca di riequilibrare il modello di crescita riducendo la dipendenza dalle esportazioni. Le banche, più caute, riducono l’erogazione di nuovi prestiti, mentre i consumatori, gravati dai debiti, frenano la spesa.

Il risultato è un equilibrio sempre più fragile: da un lato la necessità di sostenere la domanda interna, dall’altro il rischio che un sistema creditizio troppo espansivo continui ad alimentare squilibri difficili da gestire nel lungo periodo.

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