La guerra si ferma, ma la pace resta un equilibrio instabile, sospeso tra diplomazia e minacce. Stati Uniti e Iran si preparano a formalizzare nei prossimi giorni un memorandum d’intesa destinato a segnare la fine delle operazioni militari e l’avvio di un negoziato più ampio. La firma, attesa tra giovedì e venerdì nello scenario discreto del Burgenstock Hotel di Lucerna, rappresenta il primo vero passo verso una normalizzazione, ma il clima resta carico di diffidenza.
A dettare il tono è Donald Trump, che da un lato apre alla prospettiva di un accordo duraturo, dall’altro ribadisce senza ambiguità la possibilità di un ritorno alla forza: «Se non si comportano bene, ricominceremo con le bombe». Parole che pesano, soprattutto mentre Washington ammette implicitamente la tensione interna legata alle scorte militari, ridotte dai fronti aperti tra Medio Oriente ed Europa orientale. Non a caso, la Casa Bianca ha già attivato il Defense Production Act per accelerare la produzione bellica.
Intanto, sul terreno, arrivano segnali concreti di distensione. Lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il commercio energetico globale, torna progressivamente operativo. Il memorandum prevede la riapertura immediata del traffico navale e un ripristino completo entro trenta giorni, accompagnato da operazioni di sicurezza e sminamento sotto responsabilità iraniana. Un passaggio cruciale che ha già prodotto effetti tangibili: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato, dopo un colloquio con il suo omologo Abbas Araghchi, la partenza in sicurezza della nave italiana Grande Torino dal Golfo Persico.
Il documento, articolato in quattordici punti, delinea una roadmap ambiziosa ma complessa. Al centro, la cessazione permanente delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano, e l’impegno reciproco a non ricorrere più alla forza. Si aggiunge il rispetto della sovranità nazionale e la non interferenza negli affari interni, elementi fondamentali per costruire un rapporto meno conflittuale tra le due potenze.
Ma è sul piano economico e nucleare che si gioca la partita più delicata. Gli Stati Uniti si impegnano a rimuovere progressivamente le sanzioni e a sbloccare i fondi iraniani congelati, mentre Teheran ribadisce la rinuncia allo sviluppo di armi nucleari e accetta un meccanismo di controllo internazionale sotto l’egida dell’Agenzia atomica. In parallelo, Washington promette un piano di ricostruzione da almeno 300 miliardi di dollari per rilanciare l’economia iraniana, segnale di una strategia che punta a sostituire la pressione con incentivi.
Il memorandum apre inoltre una finestra di sessanta giorni per negoziare l’accordo definitivo. Un termine che lo stesso Trump ridimensiona: «Non è una scadenza rigida. Se si comportano bene, possiamo prenderci più tempo». Una flessibilità che riflette la complessità del dossier e la necessità di bilanciare interessi divergenti.
Sul piano internazionale, i leader del G7 riuniti a Evian hanno accolto con favore l’intesa preliminare, sottolineando però un punto non negoziabile: l’Iran non dovrà mai dotarsi di un’arma nucleare. Un principio che resta la vera linea rossa per l’Occidente.
Il futuro dell’accordo dipenderà ora dalla capacità delle due parti di trasformare una tregua fragile in un’intesa stabile. Tra aperture diplomatiche e avvertimenti militari, la partita resta aperta. E il rischio di un ritorno alla tensione, come suggeriscono le parole dello stesso Trump, non è affatto archiviato.
Ecco la prosecuzione dell’articolo con l’inserimento integrale del memorandum e una chiusura coerente:
A dare sostanza alla fragile architettura diplomatica è il testo del memorandum d’intesa, reso pubblico dall’amministrazione statunitense e articolato in quattordici punti che tracciano la cornice politica, militare ed economica del dopo-guerra:
1 – Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran, insieme ai loro alleati nel conflitto in corso, firmano il presente Memorandum d’Intesa per dichiarare la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, e si impegnano, d’ora in poi, a non intraprendere alcuna guerra o operazione militare l’uno contro l’altro, ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca e a garantire l’integrità territoriale e la sovranità del Libano. L’accordo finale confermerà la cessazione permanente della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, e le altre disposizioni del presente paragrafo.
2 – Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnano a rispettare le rispettive sovranità ed integrità territoriali e ad astenersi dall’interferire negli affari interni dell’altra parte.
3 – Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnano a negoziare e raggiungere l’accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.
4 – Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, gli Stati Uniti d’America inizieranno la rimozione del blocco navale e di qualsiasi ostacolo o impedimento nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, ponendo fine al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico navale sarà proporzionale ai livelli prebellici ripristinati dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti d’America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle vicinanze della Repubblica Islamica dell’Iran entro 30 giorni dalla firma dell’accordo definitivo.
5 – Alla firma del presente Memorandum d’intesa, la Repubblica Islamica dell’Iran si adopererà con il massimo impegno per garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, per un periodo di soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa. Il traffico navale commerciale riprenderà immediatamente e, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di effettuare le operazioni di sminamento da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, sarà ripristinato entro 30 giorni. La Repubblica Islamica dell’Iran avvierà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in collaborazione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale vigente e dei diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz.
6 – Gli Stati Uniti d’America si impegnano, insieme ai partner regionali, a elaborare un piano definitivo e concordato di comune accordo, con uno stanziamento di almeno 300 miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell’Iran. Il meccanismo di attuazione di tale piano sarà definito nell’ambito di un accordo finale entro 60 giorni. Tutte le licenze, le deroghe e le autorizzazioni necessarie per le relative transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d’America.
7 – Gli Stati Uniti d’America si impegnano a porre fine a tutte le sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell’Aiea e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato nell’ambito dell’accordo finale.
8 – La Repubblica Islamica dell’Iran ribadisce che non si procurerà né svilupperà armi nucleari. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran hanno concordato di risolvere la questione dello smaltimento del materiale arricchito presente nell’arsenale secondo un meccanismo che sarà concordato di comune accordo, in conformità con il calendario menzionato al paragrafo 7, con la metodologia minima di diluizione in loco sotto la supervisione dell’Aiea.
9 – In attesa dell’accordo finale, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concordano di mantenere lo status quo. La Repubblica Islamica dell’Iran manterrà lo status quo attuale del suo programma nucleare e gli Stati Uniti d’America non imporranno nuove sanzioni né dispiegheranno ulteriori forze nella regione.
10 – Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla cessazione delle sanzioni, deroghe da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense per l’esportazione di petrolio greggio, prodotti petroliferi e derivati iraniani.
11 – Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rendere pienamente disponibili i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica Islamica dell’Iran, secondo procedure che saranno definite nei negoziati.
12 – Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concordano sull’istituzione di un meccanismo esecutivo per monitorare la corretta attuazione del presente Memorandum d’intesa.
13 – Dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, e subordinatamente all’avvio dell’attuazione delle misure principali, le parti avvieranno i negoziati relativi all’accordo finale sugli altri paragrafi.
14 – L’accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Un impianto ambizioso, che intreccia sicurezza, economia e controllo nucleare in un equilibrio delicatissimo. Ma se sulla carta il percorso appare definito, la realtà geopolitica resta fluida e imprevedibile. La diffidenza reciproca, le pressioni interne e gli equilibri regionali potrebbero rallentare o compromettere l’intesa.
La tregua, dunque, è solo l’inizio. Tra aperture e minacce, diplomazia e deterrenza, il memorandum di Lucerna rappresenta una scommessa ad alto rischio: trasformare un cessate il fuoco in una pace duratura. E, soprattutto, evitare che le bombe evocate da Trump tornino a scandire il tempo della crisi.
