3 Agosto 2026, lunedì
HomeItaliaCronacaMassacrata con oltre venti coltellate e poi data alle fiamme: omicidio efferato...

Massacrata con oltre venti coltellate e poi data alle fiamme: omicidio efferato nel Veneziano, fermato il nipote 17enne

Il corpo di Chiara Guerra ripescato nel fiume Loncon: il giovane ha confessato, ma la sua versione non convince gli inquirenti. Emergeno dettagli sempre più crudi e interrogativi ancora senza risposta.

Un’aggressione feroce, consumata in pochi istanti ma con una violenza che lascia sgomenti. È il quadro che emerge dalle prime risultanze medico-legali sull’omicidio di Chiara Guerra, la professoressa 53enne trovata senza vita martedì pomeriggio nelle acque del fiume Loncon, nel Veneziano. Il corpo della donna racconta una brutalità estrema: oltre venti fendenti tra collo e torace, inferti con accanimento, e successivamente un tentativo di distruzione attraverso il fuoco.

Secondo gli accertamenti preliminari, la vittima sarebbe stata colpita ripetutamente con un coltello, in un’azione rapida ma devastante. Solo dopo, il suo corpo sarebbe stato parzialmente carbonizzato: la pelle presenta evidenti segni di bruciatura, così come gli abiti, ridotti a brandelli scuri e impregnati d’acqua. Un tentativo maldestro, secondo gli investigatori, di cancellare le tracce del delitto.

A confessare è stato il nipote diciassettenne della donna, ora formalmente indagato per omicidio volontario e soppressione di cadavere dalla Procura per i minorenni di Trieste. Il giovane avrebbe raccontato di aver agito nella legnaia dell’abitazione, al culmine di tensioni familiari che potrebbero essere legate a questioni ereditarie. Dopo l’aggressione, avrebbe caricato il corpo su una carriola, percorrendo diverse centinaia di metri tra le vie di San Stino di Livenza, fino a gettarlo nel canale Malgher, da cui poi il cadavere avrebbe proseguito il suo corso fino al Loncon.

Ma è proprio la confessione a presentare crepe evidenti. Il ragazzo ha parlato di “due coltellate”, mentre il medico legale ne ha contate almeno venti. Una discrepanza che potrebbe aggravare ulteriormente la sua posizione, aprendo alla contestazione della crudeltà. Anche altri elementi non coincidono: il giovane ha riferito di aver chiuso il corpo in un sacco, ma la vittima è stata avvistata mentre galleggiava libera nelle acque. Non si esclude che l’involucro si sia aperto durante il tragitto, lungo oltre otto chilometri.

Gli investigatori ritengono che Chiara Guerra abbia tentato di difendersi. Sul corpo del ragazzo sono stati riscontrati graffi compatibili con una colluttazione, mentre una mano fratturata potrebbe essere conseguenza diretta dello scontro. Segni che raccontano gli ultimi, disperati istanti della vittima.

Intanto il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo del minorenne, che al termine dell’udienza è stato trasferito in una comunità. Resta però ancora introvabile l’arma del delitto, che il giovane sostiene di aver gettato in acqua insieme al cellulare della zia.

Molti, infine, gli interrogativi ancora aperti. Come sia stato possibile che nessuno abbia notato il ragazzo mentre trasportava il corpo su una carriola in pieno centro abitato. Quale sia stata l’esatta dinamica dell’aggressione: un gesto improvviso scaturito da una lite violenta o un piano maturato nel tempo. E soprattutto, cosa abbia trasformato un conflitto familiare in un atto di violenza così cieco e spietato.

Risposte che, forse, arriveranno con l’autopsia disposta nei prossimi giorni. Nel frattempo, resta l’immagine di un delitto che scuote una comunità intera, lasciando dietro di sé inquietudine e sgomento.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti