2 Agosto 2026, domenica
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Russia all’attacco: l’ambasciatore a Roma respinge le accuse e accusa l’Occidente

Paramonov, dal ricevimento per la Festa nazionale, contesta le critiche degli “alti Colli romani”: «Mosca non è la causa del disordine globale. In Ucraina risposta alla guerra ibrida»

Un affondo diretto, senza sfumature diplomatiche, rivolto ai vertici istituzionali italiani. Nel cuore della capitale, durante il ricevimento per la Giornata della Russia a Villa Abamelek, residenza ufficiale dell’ambasciata, l’ambasciatore russo Aleksej Paramonov ha respinto con fermezza le accuse che, a suo dire, provengono da “alcuni degli Alti Colli romani”, rei di attribuire a Mosca la responsabilità dei principali squilibri internazionali.

Nel suo intervento, il diplomatico ha denunciato quella che considera una narrazione distorta: «In Italia – ha affermato – la Russia viene sempre più spesso indicata come la causa di tutti i problemi dell’ordine mondiale contemporaneo, dall’Europa orientale al Medio Oriente fino all’Africa». Una lettura che Paramonov ha definito “assolutamente falsa”, sostenendo che «i fatti dimostrano esattamente il contrario».

Parole che si inseriscono in un contesto di tensioni ancora elevate tra Mosca e le capitali occidentali, e che riflettono una linea ormai consolidata della diplomazia russa. L’ambasciatore ha infatti ribadito la posizione del Cremlino sull’Ucraina, difendendo l’operazione militare come una risposta necessaria a quella che ha definito “la guerra ibrida condotta dall’Occidente contro la Russia”.

Secondo Paramonov, Mosca si troverebbe a fronteggiare un insieme coordinato di pressioni volte a limitarne lo sviluppo e il ruolo internazionale. «Si tenta di ostacolare le nostre capacità di sviluppo sovrano, di compromettere i nostri legittimi interessi politici ed economici, di destabilizzare l’assetto interno e di relegare la Russia ai margini della storia mondiale», ha dichiarato.

Una prospettiva che il diplomatico respinge con decisione: «Tutto ciò è oggettivamente impossibile. Non lo permetteremo mai». Un messaggio netto, che segna la distanza tra le posizioni di Mosca e quelle dei governi europei, Italia compresa, e che conferma come il confronto politico e narrativo resti uno dei terreni principali dello scontro tra Russia e Occidente.

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