24 Giugno 2026, mercoledì
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La “banda del buco” torna nell’ombra: dodici arresti nel Casertano, ma resta il giallo del colpo al Vomero

Smantellato un gruppo specializzato in rapine attraverso cunicoli sotterranei. Gli inquirenti indagano sul possibile legame con l’assalto al Crédit Agricole di Napoli, dove 25 persone furono prese in ostaggio e i responsabili svanirono nel nulla

Dodici arresti, un’organizzazione strutturata e un modus operandi tanto audace quanto collaudato: scavare cunicoli nel sottosuolo per colpire senza lasciare tracce. È il profilo della cosiddetta “banda del buco”, sgominata nelle scorse ore dai carabinieri su disposizione della Procura di Napoli Nord, al termine di un’indagine che riporta alla luce uno dei fenomeni criminali più insidiosi degli ultimi anni.

I destinatari delle misure cautelari – tutti italiani, secondo quanto emerso – sono ritenuti specialisti in assalti a banche, uffici postali e gioiellerie, messi a segno sfruttando accessi sotterranei ricavati da fogne o cunicoli preesistenti. Un sistema che consente di aggirare i sistemi di sicurezza tradizionali e sorprendere vittime e forze dell’ordine.

Le indagini si sono concentrate, in particolare, su due colpi riusciti nel Casertano e su una serie di tentativi falliti, ricostruendo una rete organizzata e dotata di competenze tecniche specifiche. Tuttavia, il sospetto degli investigatori è che il raggio d’azione della banda sia ben più ampio. Non viene infatti escluso un collegamento con uno dei colpi più clamorosi degli ultimi tempi: la rapina alla filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, nel quartiere Vomero di Napoli, avvenuta lo scorso 16 aprile.

Un episodio che ancora oggi resta avvolto nel mistero. A quasi due mesi di distanza, dei responsabili non si conoscono né i nomi né i rifugi. Solo i reati contestati: rapina aggravata e sequestro di persona.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’azione prese il via intorno a mezzogiorno. Tre uomini con il volto coperto entrarono dalla porta principale dell’istituto, probabilmente dopo essere giunti in auto. Ma il vero colpo di scena arrivò dall’interno: altri complici emersero da un foro di circa un metro di diametro praticato nel sistema fognario, trasformando la banca in una trappola a doppio accesso.

Il commando – almeno sei persone, forse fino a nove secondo alcune testimonianze – agì con apparente freddezza. Due di loro impugnavano pistole poi rivelatesi finte, ma non ci furono minacce esplicite. Dipendenti e clienti, in totale 25 persone, vennero radunati in un ufficio mentre i rapinatori si dirigevano verso il caveau.

Qui, con attrezzi da scasso, iniziarono a forzare manualmente decine di cassette di sicurezza, svuotandole sistematicamente. Resta ancora da chiarire se qualcuno sia stato costretto ad aprire il caveau o se la banda disponesse già delle informazioni necessarie per accedervi. Un dettaglio che rafforza un’altra ipotesi investigativa: la presenza di un basista interno, in grado di fornire indicazioni strategiche sulla struttura e sui sistemi di sicurezza della filiale.

Terminato il colpo, la fuga avvenne esattamente da dove era iniziata: nel sottosuolo. I banditi si dileguarono nel tunnel prima che le forze dell’ordine potessero intervenire, lasciando dietro di sé una scena che ancora oggi interroga gli investigatori.

L’operazione nel Casertano rappresenta un primo passo per fare luce su un fenomeno criminale sofisticato e difficilmente intercettabile. Ma il dubbio resta: la banda fermata è davvero la stessa che ha colpito al Vomero o si tratta solo di una delle cellule di una rete più ampia e ramificata?

Una risposta che potrebbe arrivare nei prossimi sviluppi investigativi, mentre Napoli e il suo hinterland continuano a fare i conti con un nemico invisibile, capace di muoversi sotto i piedi della città.

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