16 Agosto 2026, domenica
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Ballottaggi 2026, l’Italia delle città divise: da Lecco ad Agrigento si decide il nuovo equilibrio dei sindaci

Sei capoluoghi e 42 Comuni tornano alle urne dopo il mancato quorum al primo turno del 24-25 maggio. Sfide aperte da Nord a Sud, tra conferme e tentativi di rimonta.

Riaprono le urne in 42 Comuni italiani, tra cui sei capoluoghi di provincia, chiamati a completare un percorso elettorale rimasto in sospeso dopo il primo turno delle amministrative 2026 del 24 e 25 maggio. Domenica 7 giugno, dalle 7 alle 23, e lunedì 8 giugno, dalle 7 alle 15, gli elettori torneranno al voto per scegliere i sindaci che non hanno raggiunto la soglia del 50% più uno dei consensi.

Un passaggio decisivo che attraversa il Paese da Nord a Sud, ridisegnando equilibri locali e coalizioni: da Lecco ad Agrigento, passando per Arezzo, Chieti, Macerata e Trani, le sfide si concentrano in contesti politici diversi ma accomunati da un dato: nessun vincitore al primo turno.

I sei capoluoghi al voto

Tra i 42 Comuni coinvolti, sono sei i capoluoghi rimasti senza sindaco dopo la prima tornata. Un dato che restituisce l’immagine di una competizione frammentata e spesso incerta fino all’ultimo voto.

Ad Agrigento la sfida è tra Michele Sodano, candidato del centrosinistra, e Dino Alonge, sostenuto da un’alleanza che comprende centrodestra e liste autonomiste. Sodano ha chiuso il primo turno al 39,1%, Alonge al 34,7%, mentre gli equilibri potrebbero essere ribaltati dal bacino di voti di Luigi Gentile (14%), appoggiato da Lega e forze centriste.

Ad Arezzo si confrontano Marcello Comanducci per il centrodestra e Vincenzo Ceccarelli per il centrosinistra. Comanducci ha ottenuto il 43,8%, Ceccarelli il 32,3%, ma l’attenzione si concentra sull’area centrista, che al primo turno ha raccolto oltre il 20% con la candidatura civica di Marco Donati, sostenuto anche da Azione.

A Chieti la sfida vede contrapposti Giovanni Legnini per il centrosinistra, forte del 47,2%, e Cristiano Sicari per il centrodestra. Determinante sarà il riequilibrio delle alleanze dopo l’apparentamento tra le liste di Sicari e quelle che al primo turno sostenevano Mario Colantonio e altre aree civiche e centriste.

A Lecco il confronto è tra il sindaco uscente Mauro Gattinoni (42,53%) e lo sfidante del centrodestra Filippo Boscagli (48,65%). I movimenti civici e il cosiddetto “terzo polo” locale hanno scelto di non indicare una direzione di voto, lasciando gli elettori liberi.

A Macerata, lo scenario è tra il sindaco uscente Sandr​o Parcaroli, fermatosi al 49,96%, e lo sfidante di centrosinistra Gianluca Tittarelli, al 41,95%. Qui il margine è sottilissimo e il risultato appare tra i più incerti: decisivi i consensi civici e l’intesa costruita con alcune liste centriste.

A Trani si chiude il ciclo dei ballottaggi nei capoluoghi con una sfida che segue due mandati a guida progressista. Da una parte Marco Galiano, sostenuto inizialmente dal Partito Democratico ma non dal Movimento 5 Stelle, dall’altra Angelo Guarriello per il centrodestra. A fare la differenza potrebbe essere il 21,5% raccolto al primo turno dal civico Giacomo Marinaro.

Le regole del voto e il perimetro del ballottaggio

Le operazioni elettorali si svolgeranno con le consuete modalità: accesso al seggio con documento d’identità e tessera elettorale. In caso di smarrimento o esaurimento degli spazi, sarà possibile richiederne una nuova presso l’ufficio elettorale comunale, aperto per tutta la durata del voto.

Sul piano tecnico, il sistema resta quello previsto nei Comuni sopra i 15mila abitanti: se nessun candidato supera il 50% più uno al primo turno, i due più votati accedono al ballottaggio. Non è ammesso il voto disgiunto, mentre è possibile esprimere la preferenza tracciando una “X” sul candidato sindaco o sulla lista collegata, che viene automaticamente attribuita al relativo schieramento.

Un Paese ancora in equilibrio

I ballottaggi amministrativi si confermano così uno snodo politico cruciale, capace di ribaltare o consolidare equilibri locali già fragili. In un’Italia amministrativa sempre più segmentata, il secondo turno non è soltanto una scelta tra due candidati, ma spesso il punto in cui si ricompongono — o si frantumano definitivamente — le coalizioni costruite al primo turno.

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