1 Giugno 2026, lunedì
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Italia, la trappola dello “zero virgola”: senza energia e riforme non c’è crescita

Tra salari stagnanti, imprese in fuga e costi energetici insostenibili, il Paese è a un bivio: cambiare subito o restare indietro. L’agrivoltaico emerge come risposta concreta per rilanciare produzione, territori e competitività.

A cura di Gilberto Borzini

LA RIFLESSIONE

La retorica del paesaggio, la concretezza dell’energia

Inutile domandare una maggiore produttività industriale se non si dispone di energia a basso prezzo. Inutile illudersi sulla possibile crescita economica in assenza di produttività.

Sembra che l’Italia sia condannata allo “Zero virgola”, tasso di crescita infimo che non riesce neppure a competere con i numeri dell’inflazione.

Non mancano certamente le competenze: ne avevamo così tante, e notevoli, che la gran parte sono state portate via, acquistate e traslocate in luoghi in cui la produzione a prezzi competitivi è ancora possibile e l’energia per produrre non manca.

In più: ci si lamenta, e a ragione, dei salari scarsi, del modesto potere d’acquisto addirittura in calo nell’ultimo decennio. Ma se la mia produzione deve competere con quella slovena o polacca (per non dire dell’Asia) e i loro costi si definiscono su energia quasi gratis e salari simili ai nostri, allora come posso incrementare il salario restando competitivo sul mercato?

Il momento delle scelte

Nelle fasi critiche, e quella che attraversiamo è una fase critica, i nodi vengono al pettine e i nostri nodi sono molti: un progetto industriale che non si vede, un progetto energetico alquanto vago, salari che molto costano all’impresa e poco offrono al salariato, ovvero la struttura articolata tra contributi e tassazione che favorisce l’erario a danno del lavoratore, un modello trasportistico su gomma appesantito dagli ingenti ricavi operati dai gestori autostradali, un modello burocratico il più delle volte rigido, cieco e sordo alle aspettative e alle tempistiche del mondo operativo che richiedono immediatezza e non oziosi iter autorizzativi e lungaggini di ogni tipo.

Ci troviamo allora davanti a due semplici opzioni: o ci si trasforma in fretta o si affonda.

Prospettive politiche

Da queste poche righe risulta ovvio che la domanda che si deve porre  alla politica è come si intenda affrontare l’immediato futuro, con quali prospettive di futuro e con quali interventi strutturali. Tutto il resto è secondario, persino irrilevante perché se non si rilanciano le attività produttive tutto il resto è noia, è pura retorica, è questua elettorale.

Così se il nodo dei nodi è la produzione energetica vi sono scelte che non possono essere prorogate aspettando qualche lustro necessario per costruire un fin qui ipotetico modello neo-nucleare che nessun territorio sembra disposto ad accettare.

Paesaggio o energia?

Volete la pace o l’aria condizionata?, domandava Draghi, e oggi si può domandare “volete il paesaggio o la corrente elettrica” ?

Nel territorio in cui vivo si produce, da secoli, il riso e il riso oggi ha due peculiarità: 1) il suo prezzo crolla inesorabilmente e 2) l’economia del riso non produce distribuzione del reddito ma è ancorata alla logica della proprietà fondiaria.

Centinaia di ettari di territorio pianeggiante producono cereali che rendono sempre meno a favore di pochi proprietari terrieri, con relativi scarsi benefici erariali.

Una vasta produzione agrivoltaica, invece, offrirebbe lauti compensi e consistenti ricadute erariali in grado di generare opportunità e servizi nei territori e nei comuni interessati: in sostanza la fiscalità locale sulla produzione energetica darebbe a Comuni e Province flussi di cassa sufficienti a ristrutturare e migliorare una quantità di servizi sociali utili e necessari.

Affrontare il cambiamento rimanendo ancorati alle consuetudini significa negarsi il futuro.

Il nucleare può essere una soluzione necessaria, applicabile seguendo i tempi opportuni, ma l’agrivoltaico, adeguatamente accompagnato da normative coerenti e iter agevolati, è immediato, produce subito opportunità, realizza rapidamente il cambiamento possibile, offre alle imprese l’energia necessaria a costi calmierati e agli enti locali un ritorno fiscale di indubbio valore e interesse.

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