14 Luglio 2026, martedì
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Andrea, nuove ombre sul caso Epstein: ipotesi di reati sessuali nell’inchiesta britannica

Dalla cattiva condotta in ufficio pubblico a sospetti più gravi: gli investigatori cercano altre possibili vittime mentre emergono nuovi dettagli sulle frequentazioni dell’ex duca di York

Si addensano nuove e più pesanti nubi sulla posizione dell’ex principe Andrea nel quadro delle indagini britanniche legate allo scandalo Epstein, il finanziere statunitense morto nel 2019 e accusato di aver orchestrato per anni una vasta rete di sfruttamento sessuale.

Secondo quanto riportato da Sky News Uk, l’inchiesta che coinvolge il terzogenito della regina Elisabetta II avrebbe imboccato una direzione più delicata: oltre ai profili già noti, gli investigatori starebbero valutando anche ipotesi di reati sessuali, sulla base della denuncia di una donna. Un salto di qualità investigativo che, se confermato, segnerebbe un passaggio decisivo in una vicenda che da anni lambisce la monarchia britannica.

La polizia sarebbe inoltre impegnata nella ricerca di ulteriori testimonianze, nel tentativo di individuare altre possibili vittime riconducibili al circuito di Epstein. Un lavoro di ricostruzione che punta a chiarire non solo le responsabilità individuali, ma anche l’eventuale estensione di una rete di relazioni rimasta a lungo opaca.

Fino a questo momento, il nome di Andrea era stato formalmente associato all’inchiesta esclusivamente per il sospetto di cattiva condotta in un ufficio pubblico. L’ipotesi si riferisce al periodo in cui ricopriva il ruolo di inviato speciale per il commercio internazionale del Regno Unito, incarico svolto tra il 2001 e il 2011. In quel contesto, secondo gli investigatori, avrebbe condiviso informazioni riservate con Epstein, configurando un possibile abuso della propria posizione istituzionale.

Le nuove indiscrezioni, ancora prive di conferme ufficiali, si concentrano invece su un episodio specifico: la presunta visita di una giovane donna, legata all’entourage di Epstein, presso una residenza riconducibile ad Andrea nei pressi del castello di Windsor. Si tratta di un’accusa basata sulle dichiarazioni della presunta vittima, che tuttavia – secondo quanto emerge – non sarebbe ancora stata formalmente ascoltata dagli inquirenti, attualmente impegnati a rintracciarla.

L’ex duca di York, che ha sempre respinto ogni addebito, resta dunque sotto indagine. Un’indagine che ha già conosciuto momenti clamorosi, come il fermo temporaneo avvenuto il giorno del suo 66esimo compleanno, seguito dal rilascio poche ore dopo.

A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce un documento ufficiale diffuso nelle ultime ore dal governo britannico su richiesta del Parlamento. Il memo conferma che l’incarico commerciale internazionale affidato ad Andrea fu sostenuto con forza dalla stessa Elisabetta II e formalizzato durante il governo guidato da Tony Blair. Un dettaglio che riporta al centro del dibattito non solo le responsabilità individuali, ma anche i meccanismi istituzionali che permisero all’ex principe di mantenere un ruolo di primo piano nonostante le sue controverse frequentazioni.

Mentre l’inchiesta prosegue, il caso Epstein continua così a proiettare la sua lunga ombra sulla famiglia reale britannica, riaprendo interrogativi mai del tutto sopiti su trasparenza, responsabilità e gestione del potere ai vertici dello Stato.

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