È approdata all’alba nel porto di Granadilla, a Tenerife, la nave da crociera Mv Hondius, trasformata nelle ultime ore in un caso sanitario internazionale dopo l’individuazione a bordo di un focolaio di hantavirus. Ad attenderla, un dispositivo imponente: medici, unità di emergenza, personale sanitario specializzato, autorità governative e protocolli di sicurezza messi a punto in tempi record per gestire uno sbarco definito dagli stessi funzionari spagnoli “inedito” per complessità e dimensioni.
A bordo dell’imbarcazione ci sono tre persone colpite dal virus e circa 140 passeggeri, oltre all’equipaggio. Le operazioni di evacuazione sono scattate immediatamente dopo l’ancoraggio, avvenuto intorno alle 7.30 del mattino, quando le squadre del ministero della Sanità sono salite sulla nave per avviare controlli clinici e verifiche epidemiologiche.
Il dato che, almeno per il momento, contribuisce ad abbassare la tensione è uno: nessuno degli altri passeggeri presenta sintomi riconducibili all’infezione. “Tutti continuano a essere asintomatici”, ha assicurato la ministra della Sanità spagnola, Monica Garcia, intervenendo dal porto di Granadilla davanti ai media nazionali e internazionali.
L’operazione, tuttavia, resta delicatissima. Il governo di Madrid ha autorizzato lo sbarco progressivo dei passeggeri secondo un piano coordinato con i Paesi di provenienza dei crocieristi. I primi a lasciare la nave saranno i cittadini spagnoli — quattordici in tutto — seguiti dagli olandesi, considerando che l’Hondius batte bandiera dei Paesi Bassi. Successivamente sarà la volta dei passeggeri provenienti da Germania, Belgio e Grecia, oltre a una parte dell’equipaggio.
Per completare il rimpatrio è già stato predisposto un ponte aereo internazionale. Lunedì 11 maggio i Paesi Bassi invieranno un volo speciale per recuperare i passeggeri non ancora presi in carico dai rispettivi governi. L’ultimo trasferimento previsto sarà quello destinato ai cittadini australiani, con un aereo atteso nel pomeriggio.
Intorno al porto di Granadilla l’atmosfera è quella delle grandi emergenze, ma le autorità insistono nel respingere ogni scenario allarmistico. A Tenerife è arrivato anche il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha voluto intervenire personalmente per rassicurare la popolazione dell’isola e contenere la crescente inquietudine alimentata dai social e dalla memoria ancora viva della pandemia.
“Questa situazione non è comparabile al Covid”, ha dichiarato il numero uno dell’Oms. “Il rischio per la popolazione locale è basso, sia per la natura del virus sia perché il governo spagnolo ha predisposto tutte le misure necessarie per prevenire problemi”.
Parole che puntano a raffreddare un clima diventato sempre più teso nelle Canarie, dove nelle ultime ore si erano moltiplicate polemiche politiche e resistenze istituzionali. Il governatore dell’arcipelago, Fernando Clavijo, fino alla notte precedente aveva espresso contrarietà allo sbarco della nave, temendo ripercussioni sanitarie e turistiche per l’isola. Il governo centrale, però, ha scelto di procedere comunque, trasformando Tenerife nel centro operativo di una gestione sanitaria che coinvolge più Stati europei e organismi internazionali.
L’hantavirus — infezione trasmessa principalmente attraverso roditori contaminati — è considerato molto meno contagioso rispetto ai grandi virus respiratori che hanno segnato gli ultimi anni. Alcune varianti possono provocare gravi sindromi polmonari o renali, ma il contagio interumano resta raro e circoscritto. Proprio questo elemento è al centro delle rassicurazioni diffuse dalle autorità sanitarie.
Resta però l’impatto simbolico dell’immagine: una nave da crociera isolata al largo, passeggeri sotto osservazione, ministri mobilitati, controlli sanitari straordinari e un’isola che si prepara ad affrontare, ancora una volta, la paura di un’emergenza sanitaria globale. Anche se, questa volta, Madrid e l’Oms insistono nel ripeterlo: non siamo davanti a un nuovo lockdown del mare.
