Si allarga e si complica il perimetro dell’inchiesta sul caso di Pamela Genini, la 29enne brutalmente uccisa a Milano lo scorso ottobre e al centro, oggi, di uno degli episodi più inquietanti della recente cronaca italiana. A finire nel registro degli indagati è Francesco Dolci, ex compagno della vittima, accusato di vilipendio di cadavere e profanazione di sepolcro.
L’uomo, 41 anni, si è presentato nella tarda mattinata al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, accompagnato dal proprio legale e da alcuni militari. Qui è stato interrogato dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi, insieme agli investigatori del reparto operativo. Contestualmente, gli inquirenti hanno disposto una perquisizione nella sua abitazione, alla ricerca di elementi utili a chiarire il suo eventuale coinvolgimento nella vicenda.
Le immagini che sollevano i sospetti
Al centro dell’indagine vi è una sequenza di fotografie scattate da Dolci presso il cimitero di Strozza, dove era tumulata la salma della giovane. Otto immagini, realizzate in un arco temporale che va dal 7 novembre 2025 al 23 marzo 2026, che oggi assumono un peso investigativo rilevante.
L’ultimo scatto, in particolare, coincide con il giorno in cui la famiglia della vittima si era recata al cimitero per il trasferimento del feretro, momento in cui è stata scoperta la profanazione. Un dettaglio che ha inevitabilmente acceso i riflettori sulla presenza dell’uomo sul posto.
Dal canto suo, Dolci ha spiegato agli inquirenti di essersi recato al camposanto nel tardo pomeriggio, subito dopo essere uscito da una caserma, sostenendo che quelle fotografie avevano l’unico scopo di documentare anomalie riscontrate nel loculo: viti apparentemente manomesse, condizioni di incuria della lapide provvisoria.
Il dettaglio inquietante
Ma a destare maggiore attenzione non sono solo le viti. Gli investigatori avrebbero individuato, nelle immagini, una traccia sospetta nella parte inferiore del loculo: una sostanza che potrebbe essere mastice, utilizzato per richiudere la lastra dopo l’apertura.
Secondo la ricostruzione accusatoria, la bara sarebbe stata violata nella parte superiore e il corpo della giovane decapitato. Un gesto di una violenza simbolica e materiale estrema, aggravato dal fatto che la testa della vittima non è mai stata ritrovata, lasciando aperto uno scenario ancora oscuro e disturbante.
L’omicidio e il processo
Sul fronte dell’omicidio, resta imputato Gianluca Soncin, ex compagno della 29enne, accusato di averla uccisa la sera del 14 ottobre 2025 con una furia omicida che si sarebbe tradotta in 76 coltellate.
Il procedimento a suo carico, con rito abbreviato, prenderà il via nel mese di giugno. Un processo che dovrà fare luce su un delitto già di per sé efferato, ma che oggi si intreccia con un ulteriore capitolo dai contorni macabri e ancora tutti da chiarire.
Nel frattempo, l’inchiesta prosegue su più fronti, con l’obiettivo di ricostruire non solo le responsabilità, ma anche la sequenza esatta degli eventi che hanno portato alla profanazione del sepolcro. Un caso che continua a scuotere l’opinione pubblica, sospeso tra giustizia e orrore.
