Un’organizzazione strutturata, violenta e capace di muoversi su scala internazionale, con solidi legami con ambienti criminali di primo piano e una spiccata capacità di controllo del territorio. È questo il quadro che emerge dall’operazione condotta all’alba dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone: 16 sono finite in carcere, mentre per altre 2 sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Il provvedimento, firmato dal GIP del Tribunale capitolino su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, contesta a vario titolo reati che spaziano dall’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti allo spaccio, dal porto abusivo di armi al sequestro di persona a scopo di estorsione, fino al riciclaggio, all’estorsione e al tentato omicidio. In diversi casi, le accuse sono aggravate dall’uso del cosiddetto “metodo mafioso”.
Un sistema criminale radicato e armato
L’indagine, avviata nel maggio 2025 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri sotto il coordinamento della DDA di Roma, ha portato alla luce un sodalizio considerato tra i più pericolosi della Capitale. Il gruppo operava nell’importazione di ingenti quantitativi di droga dall’estero, per poi distribuirli all’ingrosso nelle principali piazze di spaccio romane.
A rendere ancora più allarmante il quadro è la disponibilità di armi e la capacità di imporre il proprio dominio con violenza sistematica: intimidazioni, aggressioni e sequestri venivano utilizzati per recuperare crediti legati al traffico di stupefacenti. Secondo gli inquirenti, i vertici dell’organizzazione erano inoltre in stretto contatto con figure di rilievo del clan Senese, elemento che rafforza l’impianto accusatorio relativo all’aggravante mafiosa.
Sequestri, pestaggi e minacce: la gestione del debito di droga
Tra gli episodi documentati dagli investigatori emergono dinamiche di particolare brutalità. Emblematico il sequestro del padre di un intermediario, rapito a Sulmona e trasferito in una località al confine tra Lazio e Abruzzo. Qui l’uomo è stato minacciato con una pistola e costretto a sollecitare il figlio a restituire 200mila euro sottratti all’organizzazione.
Non meno violenta l’estorsione ai danni di un intermediario marocchino operante dalla Spagna, minacciato di morte per recuperare un anticipo di 50mila euro versato per una partita di droga mai arrivata. E ancora, un pusher insolvente è stato brutalmente picchiato all’interno di una chiesa, colpito anche con il calcio di una pistola, per costringerlo a pagare un debito di 35mila euro.



La faida e gli agguati nel Tuscolano
Le tensioni con un gruppo rivale per il controllo delle piazze di spaccio hanno innescato una vera e propria escalation di violenza. Due tentati omicidi, avvenuti nel quartiere Tuscolano tra novembre e dicembre 2025, hanno segnato il culmine dello scontro: in entrambe le occasioni sono stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco in strada, ferendo esponenti del clan avversario e mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini.
La spirale di violenza era destinata a proseguire. Tra il 14 e il 19 aprile 2026, i Carabinieri sono riusciti a sventare almeno cinque ulteriori attentati, impedendo che la faida degenerasse in una guerra aperta. Per portare a termine i delitti, l’organizzazione aveva persino reclutato un killer cileno, fatto arrivare dalla Spagna e nascosto, insieme ad altri complici, in una villetta a Ciampino.
L’ombra sul carcere di Rebibbia
L’inchiesta apre infine uno squarcio inquietante sul sistema carcerario, in particolare sulla casa circondariale di Rebibbia. Gli investigatori hanno documentato contatti costanti tra il gruppo e detenuti di alto profilo criminale, evidenziando una preoccupante permeabilità della struttura.
Dalle intercettazioni emerge la capacità dell’organizzazione di influenzare le assegnazioni interne dei detenuti e di orchestrare spedizioni punitive anche dietro le sbarre, confermando un livello di penetrazione che va ben oltre le attività esterne.
Un intervento decisivo
L’operazione rappresenta un duro colpo a un sistema criminale che aveva dimostrato non solo capacità organizzativa e violenza, ma anche ambizioni di controllo stabile del territorio romano. Decisivo, secondo gli inquirenti, l’intervento tempestivo dei Carabinieri, che ha impedito un’escalation sanguinosa e riportato sotto controllo una situazione ad altissimo rischio per la sicurezza pubblica.
