7 Maggio 2026, giovedì
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Dazi, Gaza e sanità: l’affondo delle opposizioni contro il governo

Appendino attacca Urso e Meloni, Sereni lancia l’allarme sull’SSN: “Sistema pubblico a rischio, servono risorse e riforme”

Dalla politica industriale alla crisi in Medio Oriente, fino alla tenuta del sistema sanitario nazionale: è un attacco a tutto campo quello che arriva dalle opposizioni, con il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico che alzano i toni contro l’azione del governo.

Alla Camera, la deputata del M5S Chiara Appendino punta il dito contro il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, accusandolo di immobilismo in una fase cruciale per l’economia globale. Nel pieno della tensione commerciale internazionale, sostiene l’ex sindaca di Torino, l’Italia sarebbe priva di una strategia efficace per proteggere il proprio tessuto produttivo.

Appendino contesta in particolare il mancato stanziamento dei 25 miliardi annunciati per sostenere le imprese colpite dai dazi, definendolo un impegno rimasto sulla carta. Critiche anche alla gestione del comparto automotive: il fondo da un miliardo, secondo l’esponente pentastellata, rappresenterebbe un ridimensionamento rispetto alle risorse precedentemente previste. Nel mirino finisce anche il piano Transizione 5.0, accusato di essere stato appesantito da vincoli burocratici tali da scoraggiare soprattutto le piccole e medie imprese. Da qui l’affondo politico: l’invito al ministro a “difendere gli interessi nazionali” e non allinearsi alle strategie commerciali statunitensi.

Sempre Appendino, intervenendo nel dibattito pubblico sul conflitto in Medio Oriente, alza ulteriormente il livello dello scontro. Commentando le missioni della Freedom Flotilla e il recente abbordaggio di una nave italiana in acque internazionali, la deputata M5S accusa il governo israeliano di violare il diritto internazionale e chiede una presa di posizione netta da parte dell’Italia.

Nel suo intervento, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu viene definito “terrorista”, mentre all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni viene imputata una linea troppo accomodante. La richiesta è quella di un cambio radicale: sanzioni, stop al commercio di armi e una concreta attuazione della sospensione degli accordi bilaterali, giudicata finora solo formale.

Sul fronte interno, è invece il Partito Democratico a rilanciare l’allarme sulla sanità pubblica. In una nota, Marina Sereni richiama i dati dell’Ocse che evidenziano una progressiva riduzione della spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, a fronte di una crescita della spesa privata sostenuta direttamente dai cittadini.

Secondo Sereni, questo squilibrio rischia di compromettere il carattere universalistico del Servizio sanitario nazionale, aumentando il divario tra chi può permettersi cure private e chi invece è costretto a rinunciare alle prestazioni. Tra le criticità segnalate emergono la carenza di personale infermieristico, attribuita anche a retribuzioni insufficienti, e una distribuzione non omogenea dei medici, con particolare sofferenza nei settori dell’emergenza-urgenza e della medicina generale.

Il report evidenzierebbe inoltre ritardi nell’integrazione tra servizi sanitari e assistenza sociale, soprattutto per una popolazione sempre più anziana, oltre a profonde disuguaglianze territoriali e alle difficoltà strutturali delle aree interne.

Da qui la proposta del Pd: aumentare progressivamente gli investimenti pubblici fino ad almeno il 7,5% del Pil, rafforzare il personale sanitario e intervenire per ridurre i divari sociali e geografici. Un impegno che, assicura Sereni, proseguirà sia in Parlamento sia attraverso il confronto con operatori del settore, enti locali e Terzo Settore.

Nel confronto politico, dunque, si intrecciano economia, politica estera e welfare, con le opposizioni che accusano l’esecutivo di mancare risposte strutturali su dossier considerati cruciali per il futuro del Paese.

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